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A Firenze apre il nuovo archivio del Teatro del Maggio

17 maggio 2019

Archivio del Teatro del Maggio, Firenze, photo by Michele Monasta

Decine di manifesti, cimeli, pellicole, registrazioni, edizioni a stampa storiche, quasi 13mila tra bozzetti e figurini, oltre 50 modellini scenici, 40mila fotografie di scena, 500 metri di scaffalature: sono numeri da capogiro, quelli che identificano il nuovo archivio del Maggio Musicale Fiorentino, svelato nei giorni scorsi nel capoluogo toscano.
L’intera storia della prestigiosa istituzione teatrale è raccolta, documentata e conservata nella nuova sede, realizzata nello stesso edificio che ospita il Teatro del Maggio.

Dopo un intervento durato quasi un anno, l’allestimento è ormai completo e nei 245 metri quadrati di archivio – ai quali si aggiungono i 90 metri quadrati di sala consultazione – potranno presto operare anche ricercatori, studiosi ed esperti di musicologica che ne faranno richiesta. A loro disposizione avranno un’eccezionale documentazione, che ripercorre la gloriosa storia dell’orchestra stabile fiorentina, fondata nel 1928. Oltre ai contributi di artisti come Giorgio De Chirico, Renato Guttuso, Oskar Kokoschka, Mino Maccari, Mario Sironi, Franco Zeffirelli e Luchino Visconti, sviluppati in occasione dell’annuale festival Maggio Musicale Fiorentino, non mancano rarità e curiosità. Dall’autografo con dedica musicale di Gioachino Rossini, destinato alla Società Filarmonica Fiorentina del 1854, alla viola appartenuta al maestro Giulini; dai costumi di scena donati da Renata Tebaldi, Ebe Stignani e Karl Lagerfeld fino all’autografo di Igor Stravinskij con dedica al direttore d’orchestra Vittorio Gui, datat0 1932.

In queste stanze è concentrata la nostra storia, – ha osservato il sovrintendente del Maggio Cristiano Chiarot, che ha preso parte all’inaugurazione insieme al Sindaco, Dario Nardella – una storia incredibilmente ricca e sfaccettata, che unisce e celebra tutte le arti. Dalla musica alla danza, dalle arti figurative dei più grandi protagonisti del Novecento e della contemporaneità fino all’altissimo artigianato delle maestranze che per questo teatro hanno lavorato e lavorano tutt’oggi. Questo non è solo un archivio ma una summa di storia della musica e dell’arte“.


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