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Il Futurismo si racconta a Domodossola

11 luglio 2019

La magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un’automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo…, un’automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bella della Vittoria di Samotracia”. Con queste parole, Filippo Tommaso Marinetti gettava le basi del movimento futurista, che animò la stagione delle avanguardie nostrane di inizio Novecento.

La mostra Balla Boccioni Depero. Costruire lo spazio del futuro, allestita al Palazzo San Francesco di Domodossola fino al 3 novembre, ripercorre, grazie alla curatela di Antonio D’Amico, le istanze del Futurismo, riunendo una serie di capolavori realizzati dai protagonisti di un movimento passato alla Storia.

Le oltre settanta opere esposte delineano un orizzonte temporale ampio, che dalla fine dell’Ottocento raggiunge gli anni Sessanta, spaziando dall’epoca prefuturista all’aeropittura, solcando gli anni tra i due conflitti mondiali e approfondendo i cambiamenti intercorsi nel rapporto fra l’uomo e la natura, fra il centro e la periferia.

Sono tre le sezioni che compongono la mostra: lo sguardo sul paesaggio all’inizio del secolo – con l’efficace accostamento fra le opere prefuturiste di Boccioni, Balla e Depero e due mannequin in legno con costumi della Val D’Ossola realizzati nel corso del Settecento e restaurati in occasione della rassegna –, il tema della velocità, affrontato nelle loro opere da Dudreville, Dottori, Pippo Rizzo, e il volo, argomento chiave del Futurismo bellico, testimoniato dai lavori di Balla, Crali, Tato, Cambellotti, Dottori e Monachesi.

[Immagine in apertura: Fortunato Depero, Il legnaiolo, 1926-31]


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