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Firenze, il Caffè Giubbe Rosse diventa bene culturale

13 agosto 2019

C’è un locale a Firenze che racconta una storia tutta particolare. Una storia iniziata alla fine dell’Ottocento e proseguita negli anni, incrociando alcuni dei nomi e dei movimenti più importanti della cultura nazionale. Si tratta del Caffè Letterario Giubbe Rosse (nell’immagine in apertura, photo Valentina Silvestrini), divenuto un “bene culturale” da tutelare grazie a un recente decreto ministeriale.

Tra i più celebri caffè storici italiani, venne aperto nel 1896 per mano dei  fratelli Reininghaus. Punto di riferimento della comunità tedesca a Firenze, il caffè – allora birreria – si contraddistingueva per le giacche dei camerieri, di colore rosso, secondo l’uso viennese: un tratto distintivo che ne ha caratterizzato il nome, a partire dal 1910. Vero e proprio crocevia di arte e letteratura, il caffè ospitò per tutto il Novecento illustri figure della nostra cultura. Durante la stagione futurista, Marinetti, Boccioni, Russolo, Palazzeschi e Carrà dibattevano animosamente ai suoi tavoli; subito dopo il primo conflitto mondiale, diventò luogo di ritrovo per Eugenio Montale, Umberto Saba e per la redazione della rivista Solaria. E poi, ancora, Carlo Bo e Mario Luzi negli anni Trenta, seguiti da Elio Vittorini e Salvatore Quasimodo nel secondo dopoguerra. Una storia lunghissima e affascinante, insomma, che ha portato il Caffè Letterario Giubbe Rosse a diventare un vero e proprio “monumento” della cultura nazionale.

È per questo che, su proposta della Soprintendenza di Firenze, il Ministero dei Beni Culturali ha emesso di recente un decreto che ne certifica il valore storico e stabilisce la tutela degli interni: dalla vetrata d’ingresso in stile liberty ai balconi in legno scuro; dalle lampade alle appliques in tessuto rosso.


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