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Michelangelo Pistoletto – One and One makes Three

ABBAZIA DI SAN GIORGIO - dal 09/05/2017 al 26/11/2017
Michelangelo Pistoletto - One and One makes Three

ABBAZIA DI SAN GIORGIO

Isola di San Giorgio Maggiore Venezia Italia
+39 0415227827
abbazia@abbaziasangiorgio.it

Info box

Generi: arte contemporanea, personale

Autori: Michelangelo Pistoletto

Curatori: Lorenzo Fiaschi

Associazione Arte Continua nel contesto degli Eventi Collaterali della 57. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia presenta una mostra di Michelangelo Pistoletto.Associazione Arte Continua nel contesto degli Eventi Collaterali della 57. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia presenta una mostra di Michelangelo Pistoletto.
Il progetto è realizzato grazie al supporto di Galleria Continua in collaborazione con Abbazia di San Giorgio Maggiore – Benedicti Claustra Onlus. La mostra che concepisce per la Basilica di San Giorgio Maggiore e per gli spazi adiacenti, la Sala del Capitolo e l’Officina dell’Arte Spirituale, s’impone come riflessione che investe direttamente il destino dell’uomo e l’urgente necessità di un cambiamento sociale radicale.
In Love Difference, il Manifesto che l’artista redige nel 2002, si legge: “Love Difference regge un concetto che supera il senso razionale della ‘tolleranza’ per il diverso e penetra direttamente nella sfera del sentimento… Le differenze tra persone e gruppi sociali sono la prima cosa da accettare e accogliere in modo aperto, sensibile e caloroso per dare finalmente senso alla parola ‘umanità’”.

Al centro della Basilica di San Giorgio Maggiore Pistoletto presenta Suspended Perimeter – Love Difference, un’installazione costituita da una serie di specchi “sospesi” che formano uno spazio circolare. L’opera si colloca come una sorta di controaltare, dove gli specchi fanno da tramite tra il visibile e il non visibile estendendo la vista oltre le sue normali facoltà, espandendo le caratteristiche dell’occhio e la capacità della mente, fino ad offrirci la visione della totalità. Realizzata in uno spazio consacrato, dedito al raccoglimento e alla preghiera, assume una forza rinnovata aprendo a riflessioni sulle questioni più delicate che l’uomo contemporaneo sta affrontando quali il conflitto tra le religioni, l’accettazione delle differenze, la multiculturalità ma anche sul ruolo che l’arte può ancora sostenere per creare un territorio comune su cui confrontarsi.

Secondo Michelangelo Pistoletto il processo evolutivo della società umana è giunto ad un livello che chiede l’assunzione della massima responsabilità e impegno.
Nell’opera Il Tempo del Giudizio esposta nella Sala del Capitolo, le quattro religioni più diffuse nel mondo – Cristianesimo, Buddismo, Islamismo, Ebraismo – sono indotte a riflettere ciascuna su se stessa, come momento di radicale auto-confessione. Ciascuna religione è rappresentata da un elemento simbolico posto davanti a uno specchio: una statua di Buddha, un tappeto per la preghiera rivolto verso la Mecca, un inginocchiatoio. Fa eccezione l’Ebraismo che si presenta come specchi a forma di tavole della legge. “L’arte assume la religione vuol dire che l’arte fa dichiaratamente propria quella parte rappresentata dalle strutture che amministrano il pensiero (come la religione). Questo non per sostituirsi ad esse ma per sostituire ad esse un diverso sistema di interpretazione destinato ad estendere nella gente la capacità di esercitare autonomamente le funzioni del pensiero”, dichiara l’artista.
Ciascuna delle opere che compone l’articolato progetto espositivo contiene in sé la propria storia, la propria memoria in un continuum spazio-temporale che non consente scissioni o fratture improvvise. In questo senso l’opera inedita DNA spirituale dell’arte appare come la trascrizione genetica del Terzo Paradiso, uno dei segni più noti di Pistoletto, dove il mondo naturale convive con il mondo artificiale e tecnologico creando una rinnovata armonia. Nella Basilica palladiana il simbolo del Terzo Paradiso congiunge idealmente uno specchio all’impronta di una mano sulla parete di una caverna. Nel suo ultimo Manifesto, Ominiteismo e Demopraxia, Pistoletto identifica l’impronta della mano nella caverna come la prima opera d’Arte: l’impronta della mano non è la mano, ma la sua rappresentazione, dunque il concetto; con la nascita del concetto, si ha l’origine del pensiero umano. “Il segno della mano è il guado fra l’animale inconsapevole e l’animale consapevole, fra il non umano e l’umano. Da allora, ogni atto iniziatico riconferma e celebra questo primordiale passaggio… Bisogna trovare un’etica oltre le religioni poiché siamo giunti alla necessità di una vera e propria mutazione antropologica. Se da un lato, la scienza e la tecnologia hanno raggiunto traguardi straordinari, per contro la consapevolezza morale e sociale ne rimane in gran parte estranea. È necessario che essa progredisca, fino a ispirare alla scienza una responsabilità nuova”, conclude l’artista.

In mostra anche una serie di quadri specchianti su Cuba: “(…) partire da Cuba per sviluppare una nuova idea di politica. Questo è il mio pensiero. Da Cuba, in un momento di pressione e crisi sociale globale si può avviare un inedito modo di fare politica. Cuba non deve cedere all’unico modello che guida il mondo, visti i risultati attuali. Possiamo trasformare il mondo partendo da Cuba; è un terreno fertile per la sperimentazione, l’innovazione è il cambiamento. Noi siamo qui per questo (…). A Cuba si è consolidata una piattaforma culturale, artistica e scientifica sulla quale si può generare e far crescere una politica che porti al rinnovamento dell’intera società.” (Michelangelo Pistoletto, maggio 2015, La Havana, Cuba).