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Giorgio de Chirico, pictor optimus

5 settembre 2013

Gli anni della maturità artistica e della consacrazione internazionale, della fama e dei giusti trionfi. Gli anni in cui viene coniato per lui l’appellativo di pictor optimus  , in omaggio ad una tecnica strabiliante ma anche alla lucida capacità di guardare al mondo classico. Punto di partenza scelto per innovare il linguaggio dell’arte moderna. La parabola creativa di Giorgio de Chirico, tra i maggiori artisti italiani del Novecento, rivive a Montepulciano.

Una settantina di opere tra tele, disegni e sculture. Un percorso che si apre nel 1925, al culmine della felice stagione che inaugura l’esperienza metafisica, e si conclude con la fine degli Anni Settanta, proponendo le ultime opere realizzate dal maestro. Una collezione preziosa, rivelata attraverso l’analisi del ritratto, ambito che vede de Chirico farsi attento analista dell’emozione, arguto lettore delle mutevoli variabili dell’animo.

Il grande pubblico è abituato a immaginare de Chirico in veste di enigmatico architetto, creatore delle sospese visuali – e visioni – che ammantano i suoi utopici paesaggi urbani. Aggirandosi per le sale della Fortezza poliziana, magnifica cornice della mostra, le telecamere di Sky Arte HD documentano invece il peso che lo studio della figura umana ha avuto per la determinazione di un linguaggio figurativo ricco e complesso.

Osservava e si osservava, de Chirico. Il suo sguardo impassibile campeggia nei grandi autoritratti degli Anni Quaranta e Cinquanta, dove appare in spiazzanti costumi barocchi o addirittura senza veli; la riflessione sulla figura umana porta a ripensare costantemente anche i termini della metafisica, come dimostra la costante evoluzione del tema del manichino. Vissuto attraverso la rielaborazione continua del gruppo di Ettore e Andromaca, nato su tela nel 1917 e modellato in forma plastica quasi sessant’anni più tardi.

La curiosità – Il tenero abbraccio tra l’eroe troiano e la moglie è tra le opere di maggior successo di Giorgio de Chirico, realizzata in più versioni nel corso della sua carriera. Da record quella dipinta tra 1925 e 1930, battuta all’asta dalla sede londinese di Sotheby’s nel febbraio del 2012: Ettore e Andromaca  vengono venduti per la cifra di 3milioni e 400centomila euro.

 


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