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Il ritorno di Muse Inquietanti

12 gennaio 2018

Carlo Lucarelli

Torna su Sky Arte HD la serie dedicata ai tanti misteri dell’arte, condotta da Carlo Lucarelli. Lunedì 15 gennaio prenderà il via la nuova stagione di Muse Inquietanti, un viaggio alla scoperta delle storie più enigmatiche legate al mondo della creatività e ai suoi protagonisti.

Durante il primo episodio, intitolato Gli U2 e quella maledetta domenica di sangue, apprenderemo la storia che si nasconde dietro la canzone Sunday Bloody Sunday del gruppo capeggiato da Bono. Il 30 gennaio 1972 a Derry, una città dell’Irlanda del nord, il primo battaglione dei paracadutisti britannici apre il fuoco su una folla di manifestanti per i diritti civili, cogliendoli alle spalle o mentre sventolano bandiere bianche. Un avvenimento che colpisce moltissime persone in tutto il mondo, fra cui il giovane Paul, un ragazzino di undici anni che sta crescendo in maniera irrequieta a Dublino e che ha come soprannome l’Anticristo.

Quella del 30 gennaio 1972 fu una strage, “una cosa ingiusta, ingiustificabile e sbagliata”, come la definirà nel 2010 il primo ministro inglese David Cameron, a seguito di un’inchiesta conclusasi ben 38 anni dopo il tragico evento. Ma se le inchieste ufficiali hanno seguito iter estremamente lunghi, l’arte, e la musica in particolare, hanno accolto ben prima il grido di dolore che proveniva da quella sanguinosa domenica.
Già nel giugno del 1972 John Lennon aveva scritto e inciso Sunday bloody sunday, lo stesso titolo che nel 1983 porterà Paul, quel ragazzino di Dublino soprannominato l’Anticristo e che ora si fa chiamare Bono Vox, a incidere uno dei pezzi più belli e importanti della sua band, gli U2.

Il secondo episodio verterà su Pasolini e il caso Salò. La verità giudiziaria sulla morte di Pier Paolo Pasolini rimanda a un unico colpevole, Pino Pelosi, il quale avrebbe reagito alle minacce di Pasolini che voleva ottenere da lui delle prestazioni sessuali. Ma lo stesso Pelosi, nel corso degli anni, ha fornito diverse versioni di come andarono le cose quella notte tra il primo e il 2 novembre del 1975. Cosa c’entra tutto questo l’ultimo film girato da Pasolini, Salò o le 120 giornate di Sodoma?

Durante la lavorazione del film è noto che furono rubate alcune “pizze”, rispetto alle quali pare venne chiesto un riscatto. Per recuperarle Pasolini andò, quella sera di novembre del 1975, all’appuntamento dove venne ucciso. Le “pizze” contenevano le prime scelte di alcune scene del suo film più osteggiato (sequestrato per oscenità dalle autorità dopo soli tre giorni di programmazione). Un film che, come racconta lo stesso Pasolini, è “metafora del rapporto del potere con chi è subordinato al potere […] il potere di oggi. Un potere che manipola i corpi in modo orribile, che non ha niente da invidiare alla manipolazione fatta da Himmler o da Hitler”. Un potere che probabilmente non gradì affatto il ritratto che ne fece Pasolini nel suo ultimo film.

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