Sky Arte HD
SkyArte

Una notte all’insegna del mistero

27 febbraio 2017

Riola Di Vergato (Bologna)Carlo Luccarelli sul set di MUSE

Le vite degli artisti si intrecciano con quelle delle loro opere, con i personaggi che raffigurano e con gli avvenimenti cui danno voce, somigliando spesso a trame oscure di libri noir. Lunedì 27 febbraio, su Sky Arte HD, vanno in onda tutte le puntate della terza serie di Muse Inquietanti, condotta da Carlo Lucarelli e incentrata sui segreti dell’arte. Un viaggio tra le misteriose vicende di pittori, critici, modelle, scultori e anche di musicisti, scrittori, registi, attori.

L’episodio in avvio di serata approfondirà la morte di un autore che ha fatto del mistero il proprio marchio di riconoscimento. Il 3 ottobre 1949 Edgar Allan Poe viene ritrovato delirante su una panchina di Baltimora. Incapace di intendere e di volere, alterna violenti scoppi d’ira a momenti di calma e perdite complete di lucidità, continuando a ripetere il nome Reynolds. Dopo quattro giorni di deliri e allucinazioni, Edgar Allan Poe muore e, come se non bastasse, tutti i documenti relativi alla sua morte scompaiono. C’è chi sostiene che possa essere stato rapito, costretto a bere alcol e utilizzato come “elettore forzato”, una pratica comune all’epoca per costringere una persona a votare, anche più volte, a favore di un certo candidato. Altri invece sostengono che Poe sia morto a causa di un morso di un animale, colpevole, anni prima, di avergli trasmesso la rabbia. Altri ancora che si sia trattato semplicemente di abuso di alcolici, oppure di delirium tremens, crisi epilettiche, colera, sifilide o meningite. Qualche giorno dopo la sua morte sul New York Tribune compare un necrologio anonimo che recita: “Edgar Allan Poe è morto. È morto a Baltimora l’altro ieri. Questo annuncio farà sussultare molti, ma pochi saranno afflitti da esso”. Che sia stato il fantomatico Reynolds a scriverlo?

A seguire, l’episodio intitolato Elizabeth Siddal, l’ossessione di Dante Gabriel Rossetti sposterà l’attenzione sul mondo delle arti figurative e sulle vicende del celeberrimo esponente dei Preraffaelliti. In una notte del 1869, il pittore Dante Gabriel Rossetti riapre la tomba della moglie morta sette anni prima, nel 1862, allo scopo di recuperare un quaderno di poesie che aveva scritto per lei, e pubblicarle. Si racconta che, alzando il coperchio, si sia ritrovato davanti il suo viso ancora intatto e bellissimo, e che i suoi capelli rossi fossero cresciuti così tanto da riempire la bara. Lei era Elizabeth Siddal, morta suicida a 32 anni per un’overdose di laudano dopo aver dato alla luce una bambina nata morta. Fu pittrice stimata, poetessa e soprattutto la musa prediletta dei Preraffaelliti. È lei la celebre Ofelia di Millais, che per ritrarla la fece distendere in una vasca piena d’acqua fino a farla svenire a causa del freddo, compromettendone per sempre la salute. Fu tale l’amore di Rossetti per la donna che il pittore la ritrasse come una nuova Beatrice dantesca nell’opera Beata Beatrix, a dieci anni di distanza dalla sua scomparsa. Confermando una riflessione del padre, il poeta Gabriele Rossetti: “Solo l’amore per una donna idealizzata può dar vita a un capolavoro”.

La puntata successiva racchiude nel titolo, Roman Polanski – Una vita maledetta, le premesse di una storia a tinte cupe. Il 9 agosto 1969 un gruppo di sconosciuti si introduce nella villa del ricco quartiere di Cielo Drive, a Los Angeles, dove vivono Roman Polanski e Sharon Tate, attrice e moglie del regista. Quella sera Polanski non c’è, impegnato a promuovere il suo ultimo film, Rosemary’s Baby, in Europa. In casa ci sono solo la moglie Sharon e quattro amici, che, uno dopo l’altro, vengono barbaramente uccisi a colpi di pistola e coltellate. L’ultima a morire, dopo aver visto uccidere i suoi amici, è proprio Sharon Tate, incinta di otto mesi. Le indagini sul massacro portano a una setta satanista, chiamata The Family e formata quasi interamente da donne, che venera come leader un criminale, Charles Manson. Un cantante fallito, in cerca di riscatto attraverso la vendetta. In quella villa di Los Angeles guidò lui stesso la spedizione per uccidere Terry Melcher, un produttore discografico che gli aveva rifiutato un contratto e al quale era intestata la villa di Polanski.

Lucarelli ci guiderà poi alla scoperta della vicenda di Chet Baker – Un uomo in fuga. Il 13 maggio 1988, alle 3 di notte, Chet Baker cade da una finestra del secondo piano di un albergo di Amsterdam e muore. Era sotto effetto di droghe oppure fu indotto a buttarsi dall’ennesimo spacciatore verso il quale era in debito? Fu suicidio, oppure fu spinto, già morto, dal proprietario dell’albergo per nascondere un’overdose? La sua morte venne classificata come incidente, l’ipotesi più probabile, ma il mistero resta. Un mistero dove è la droga a prendere il sopravvento, un po’ come in tutta l’esistenza del grande trombettista jazz. Una vita fatta di potenti contrasti tra luce e ombra, di incredibile successo e momenti di oblio. Una vita spesso definita “maledetta”, all’opposto della sua musica considerata “celestiale”. Un suono unico, che poco aveva a che fare con la tecnica e molto, invece, con l’intuito.

L’episodio Frank Lloyd Wright – Storia di una strage sarà dedicato a un nume tutelare dell’architettura. È la sera del 15 agosto 1914 quando Frank Lloyd Wright viene avvertito da una telefonata che deve immediatamente rientrare a casa perché è successa una cosa terribile.
L’uomo che ha rivoluzionato l’architettura del Ventesimo secolo risale la collina che lo porta alla propria abitazione e si trova davanti una scena sconvolgente: la sua casa è distrutta, divorata da un incendio, e nel cortile antistante giacciono sette cadaveri: la sua compagna, con i due figli, e alcuni ospiti uccisi da colpi di accetta. L’assassino è Julian Carleton, il domestico. Dopo la carneficina l’uomo si è nascosto e ha cercato di suicidarsi ingerendo dell’acido muriatico, ma viene trovato ancora vivo e portato in carcere. Morirà due mesi dopo l’arresto. Anche se l’uomo non rilascerà alcuna dichiarazione, dalle testimonianze raccolte si capirà che ha compiuto questa terribile strage perché giudicava immorale la vita di Wright e della sua compagna Martha Borthwick, detta Mamah: Wright aveva lasciato la moglie e i sei figli, mentre Mamah aveva lasciato il marito e si era portata con sé i due figli. Frank Lloyd Wright aveva progettato quella casa in un luogo così isolato soltanto tre anni prima, per provare a proteggere la sua compagna e il loro grande amore dai pregiudizi nei confronti di un legame ritenuto da tutti scandaloso e inappropriato.

Toccherà poi a Suzanne Valadon, la musa e l’artista, speranzosa, fin da bambina, di guadagnarsi un posto nell’universo della creatività. Le sue passioni erano il disegno e la pittura, ma all’epoca – la seconda metà dell’Ottocento – il mondo dell’arte non era così accessibile per una donna. Così Suzanne, che era uno spirito ribelle e anticonformista, sfruttò tutte le proprie armi, compresa la bellezza, per poter imparare dai più bravi artisti di allora. Dopo essere stata acrobata, cavallerizza e funambola, a soli 15 anni si avvicinò agli artisti di Montmarte, proponendosi come modella. Divenne amica, confidente e amante di molti di loro, tra i quali Renoir, Toulouse-Lautrec e Degas. Mentre loro la ritraevano, lei li osservava e imparava, e nel frattempo disegnava e dipingeva per conto proprio. Il primo a riconoscere il suo talento fu Edgar Degas, e poi pian piano, tutto l’ambiente artistico parigino del tempo manifestò un entusiasmo crescente verso le sue opere, fino a quando, nel 1894, diventò la prima donna a essere ammessa alla Societè Nationale des Beaux-Arts.

A seguire faremo luce sulla scomparsa di Agatha Christie. Il 4 dicembre 1926, sulle rive del Silent Pool, in Inghilterra, viene ritrovata l’automobile della celebre scrittrice di gialli. Ha i fanali accesi e il cofano alzato, e al suo interno ci sono solo vestiti e una patente scaduta. La sera prima Agatha Christie aveva lasciato un biglietto alla segretaria dicendo che sarebbe andata nello Yorkshire, in direzione opposta rispetto a Silent Pool, e di lei si persero le tracce. Il 14 dicembre 1926, più di dieci giorni dopo la sua sparizione, Agatha Christie fu ritrovata allo Swan Hydropathic Hotel, nello Yorkshire, registrata col cognome dell’amante di suo marito. Secondo l’opinione pubblica dell’epoca, quello della Christie fu il tentativo di far incriminare suo marito di omicidio. Ma non è l’unica ipotesi.

Il viaggio di G. Mastorna di Federico Fellini è stato definito il film non realizzato più famoso della storia del cinema. Le ragioni, che mescolano superstizione e mistero, sono l’ingrediente base di Mastorna, il film maledetto di Fellini. La prima stesura del copione fu scritta nel 1965 dallo stesso Fellini insieme a Brunello Rondi e Dino Buzzati. La storia si apriva con un aereo costretto a un atterraggio di fortuna in una città imprecisata, che si rivelava essere l’aldilà. Il produttore era Dino De Laurentiis, mentre per il ruolo del protagonista, Giuseppe Mastorna, Fellini pensò a Marcello Mastroianni.
All’improvviso, tuttavia, il regista ebbe un ripensamento. Gustavo Rol, il più famoso sensitivo italiano, gli sconsigliò di girare il film, che avrebbe potuto smuovere energie negative ed essere l’ultimo della sua vita. Quando De Laurentiis annunciò l’avvio della produzione, Fellini si ammalò gravemente. Solo nel momento in cui informò De Laurentiis della sua decisione di rinunciare al film maledetto, Fellini cominciò a sentirsi meglio e poco dopo guarì del tutto.

Con Billie Holiday – una voce spezzata ripercorreremo la drammatica esistenza di una delle regine della musica jazz e blues. Il 15 luglio 1959 Billie Holiday viene trovata priva di sensi sul pavimento della sua casa di New York. Trasportata in ospedale, risulta anche in arresto, poiché accanto a lei era stata trovata delle droga. Morirà due giorni dopo per complicanze dovute alla cirrosi epatica di cui soffriva.
Una vita segnata dal dolore, oltre che da un incredibile talento canoro, quella di Billie Holiday. A dieci anni è vittima di uno stupro e, ancora bambina, comincia a prostituirsi in un bordello clandestino di Harlem. La sua carriera inizia a quindici anni come cantante nei club notturni. Qualche anno dopo è una delle prime cantanti nere a esibirsi assieme a musicisti bianchi, superando le barriere razziali. All’inizio degli Anni Quaranta la morte della madre e la fine di un matrimonio tormentato la inducono all’abuso di droghe e l’alcool, causa di un lento declino che travolgerà anche la sua musica fino al tragico epilogo.

Durante l’episodio dal titolo Arthur Rimbaud – Il poeta della fuga incontreremo due personalità che hanno fatto la storia della poesia. Il 10 luglio 1873 Arthur Rimbuad sta scappando verso la stazione di Bruxelles per prendere un treno che lo deve portare a Parigi, consentendogli la salvezza. È ferito a una spalla da un proiettile, esploso dal suo amico e amante Paul Verlaine. Lo stesso Verlaine che lo sta inseguendo, per convincerlo a non abbandonarlo.Rimbaud aveva 17 anni quando conobbe Verlaine, ventisettenne e già sposato e con un figlio. Tra i due scoppiò una passione travolgente e, per l’epoca, di certo “maledetta” e trasgressiva. Attraverso continui avvicinamenti e allontanamenti, minacce da parte della moglie di Verlaine e della sua famiglia, la situazione divenne sempre più complessa sino a quel fatidico giorno del 1873, quando Verlaine fu arrestato e condannato a due anni di carcere.
La condanna avvenne anche in seguito alle dichiarazioni dello stesso Rimbaud: “Era di nuovo in stato di ubriachezza, mi mostrò una pistola che aveva comperato, e quando gli chiesi cosa intendeva fare, rispose scherzando: ‘È per te, per me, è per tutti’”.

Faremo poi un salto indietro nel tempo, al 30 aprile 1945, quando una coppia viene falcidiata dai colpi della giustizia partigiana. Sono Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, stelle del genere cinematografico dei “telefoni bianchi” e divi acclamati. Diversamente da altri colleghi, la coppia aveva aderito alla Repubblica di Salò, restando fedele a quel regime che ne aveva decretato la fama. Ma questo non era tutto, perché negli ultimi mesi i due si erano macchiati di colpe ancor più grandi, partecipando, a Villa Triste, alle terribili torture della banda Koch. Questa almeno è una versione della loro storia. Eppure, nei giorni successivi alla scomparsa, quella storia sembra continuare. Si susseguono le voci di avvistamenti della coppia, c’è chi li incontra in Svizzera, chi giura di aver visto i loro corpi in un fiume, chi sostiene che siano in Oriente. Il mistero cresce. Poi le salme furono riesumate e si scoprì che il loro destino si compì davvero quel giorno di aprile, facendo calare definitivamente il sipario sulla loro esistenza.

La lunga serata si concluderà con Robert Johnson – la musica del diavolo, incentrato sulla leggenda che avvolge la vita del grande bluesman – considerato un punto di riferimento per intere generazioni di musicisti –, ma che non riguarda soltanto la sua morte avvenuta all’età di 27 anni, nel 1938, in circostanze mai chiarite. Tutto incomincia qualche anno prima, intorno al 1930, dopo la scomparsa della sua prima moglie, quando, pur di diventare il miglior chitarrista del mondo, Johnson racconta di aver venduto l’anima al diavolo. Una notte, a un crocevia desolato, incontra un uomo vestito di nero, Johnson lo segue, sparisce dalla circolazione per un anno e, una volta tornato a esibirsi, la sua tecnica basata sul fingerpicking è così stupefacente che tutti stentano a credere sia la stessa persona. Satanismo e magia nera sono gli elementi che colorano la storia di Robert Johnson, circondata ancora oggi da un’aura di mistero.

Commentate sui social network la speciale serata attraverso l’hashtag #MuseInquietanti.