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Tre cantautori italiani

26 gennaio 2018

Nuovo appuntamento, su Sky Arte HD, con la serie 33 giri – Italian Masters, un viaggio alla scoperta dei segreti di alcuni dischi indimenticabili firmati da artisti straordinari, attraverso un racconto che ruota intorno a un elemento chiave: la riapertura delle bobine con i nastri originali delle canzoni. Proprio ad alcuni di questi eccezionali musicisti è dedicato lo speciale in onda domenica 28 gennaio.

Il primo episodio alzerà il sipario su La voce del padrone, un disco che ha cambiato la storia della musica italiana e la carriera del suo autore, Franco Battiato, che con questo album ottenne il primo vero successo di vendita, superando il milione di copie. Una volta sincronizzate le tracce sulle piste del mixer digitale del produttore Pino Pischetola, detto Pinaxa, partirà l’ascolto dei brani. L’istrionico Morgan esprimerà poi tutto il suo entusiasmo per le canzoni del Maestro, analizzandone sia la filosofia dei testi, degli elenchi e dell’inglese usato in alcuni ritornelli sia la bellezza sonora, lasciandosi spesso andare a improvvisazioni strumentali. Alice, oltre a ricordare il momento di gioia condivisa con Battiato nel 1981 e il loro periodo di collaborazione, interpreterà una delle sue canzoni preferite dall’album La voce del padrone, intitolata Gli uccelli, accompagnata dal pianista Carlo Guaitoli, storico collaboratore di Battiato dal 1993.
Francesco Messina, grafico, grande amico e collaboratore di Battiato, descriverà la genesi della copertina dell’album attraverso vari step, mentre lo scrittore e amico Giordano Casiraghi ci guiderà con i suoi racconti nella sala di registrazione dove nacquero molte delle idee legate a questo disco. Stefano Senardi, infine, contestualizzerà l’opera e sottolineerà l’effetto che ebbe sul pubblico, conquistando sia i palati più raffinati sia il mondo pop.

L’attenzione si sposterà poi su un iconico disco di Giorgio GaberFar finta di essere sani. Registrato nel 1974, l’album segna un cambio di passo nella carriera dell’artista milanese il quale decide di concentrarsi sul “teatro canzone” dopo varie esperienze televisive. I temi trattati nei testi risentono molto dell’attualità e nascono dall’urgenza comunicativa del duo Gaber-Luporini, coadiuvati dall’arrangiatore e musicista Giorgio Casellato. Il pensiero degli autori viene espresso con uno stile talvolta più impegnato altre più divertente, traendo spunto delle teorie allora contemporanee e innovative dello psichiatra Franco Basaglia.
Al mixer, coadiuvati dallo storico produttore Maurizio Biancani, il chitarrista Sergio Farina e l’esuberante batterista Tullio De Piscopo ripercorreranno alcuni dei momenti memorabili trascorsi in studio, concentrandosi soprattutto su brani come Chiedo scusa se parlo di MariaUn’idea e la title track Far finta di essere sani. Stefano Senardi e il presidente della Fondazione Gaber, Paolo Dal Bon, caleranno il disco nel contesto dell’epoca, mentre Dalia, la figlia di Giorgio Gaber, svelerà gli aspetti più privati del musicista. Neri Marcorè, infine, si esibirà in due performance dal sapore intimo e teatrale.

La serata si concluderà in una delle sale delle Officine Meccaniche di Milano non appena il nastro di Crêuza de mä inizierà a girare sulle bobine dello studio di proprietà di Mauro Pagani. Non solo padrone di casa e talentuoso musicista-arrangiatore, ma anche protagonista, insieme a Fabrizio De André, di un disco che avrebbe anticipato i tempi. Un sapore etnico, l’utilizzo di strumenti acquistati in giro per il Mediterraneo e di altri fabbricati in casa, l’uso del dialetto genovese sono gli aspetti che hanno reso unico questo disco e anticipato quella che verrà definita world music. Davanti al mixer delle Officine, insieme al batterista Walter Calloni e al bassista Massimo Spinoza, Mauro Pagani ricorderà quei giorni del 1984 tra aneddoti, frasi rimaste celebri e scelte pionieristiche che avrebbero scombussolato il mondo della discografia contro ogni pronostico. Sarà una grande emozione per tutti ascoltare o riascoltare dopo tanto tempo la voce di Fabrizio isolata dal resto della canzone, apprezzandone le profonde sonorità basse soprattutto in Sidun.
Calloni mostrerà come nacquero le ritmiche e le percussioni dal sapore etnico di quei brani, mentre Pagani, dopo una versione mozzafiato di Sinan Capudàn Pascià suonata al bouzuki, mostrerà alcuni degli strumenti più “atipici” usati nelle registrazioni del disco. Cristiano De André e Dori Ghezzi descriveranno poi le sfumature più intime del cantautore, mettendone in luce il genio e le intuizioni di quel periodo. Stefano Senardi, Mara Maionchi e Andrea Scanzi, infine, delineeranno il contesto discografico in cui prese forma l’album.

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