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All’ombra degli artisti

28 gennaio 2019

Dopo Muse Inquietanti, Carlo Lucarelli torna a condurre una serie dedicata al mondo degli artisti, utilizzando però un punto di vista “secondario”, quello delle figure rimaste nell’ombra, vissute accanto agli artisti per tutta la vita o per un breve, ma significativo, periodo. È questa la trama di Inseparabili ‒ Vite all’ombra del genio, al via martedì 29 gennaio su Sky Arte.

La saga alzerà il sipario su Totò e il suo doppio. Il 17 aprile 1967 a Napoli si sta svolgendo il secondo funerale di Totò. Il primo era stato celebrato a Roma e il terzo si svolgerà il 22 maggio, alla Sanità, con la bara vuota. Ma quel 17 aprile succede qualcosa: mentre la salma viene trasportata al cimitero del pianto, tre persone si sentono male, giurano di aver visto Totò, vivo, vicino alla bara. Naturalmente non si tratta di Totò, e nemmeno del suo fantasma, ma di Dino Valdi, l’uomo che per moltissimi anni è stato la controfigura del Principe, e che lo ha sostituito in moltissime scene dei suoi film. La loro collaborazione era iniziata nel 1947, al tempo del film I due orfanelli ed era proseguita fino all’ultimo film in cui lavorarono insieme, Uccellacci e Uccellini di Pasolini, pellicola in cui Totò, ormai cieco a causa di un distacco di retina, girò solo i primi piani. Dino Valdi era un grande attore, ma non riuscì mai, anche a causa della straordinaria somiglianza con Totò, a uscire dall’ombra ingombrante del principe della risata.

A seguire, In viaggio coi Nirvana ci riporterà a un giorno di aprile del 1990, quando il produttore Butch Vig è seduto all’interno degli Smart Studios di Madison, Wisconsin. Sta aspettando tre ragazzi, tre musicisti, per iniziare le prove per un nuovo album. Compaiono poco dopo su un furgone, hanno percorso più di tremila chilometri senza una pausa. Ma quei ragazzi non sono musicisti qualsiasi e Butch se ne rende conto subito, appena iniziano a suonare, perché quelli sono i Nirvana, e il disco che devono registrare è Nevermind. Fin dall’inizio il rapporto tra Butch e il cantante del gruppo, Kurt Cobain, non è facile. Kurt ha una idea precisa di come deve essere il disco, vuole suoni sporchi, e il lavoro di Butch non lo soddisfa, arriverà a dire di sentirsi imbarazzato dalla produzione di Nevermind, di certo senza immaginare quello che succederà di lì a un anno. C’è chi dice che Nevermind è un disco così grande e innovativo grazie soprattutto al lavoro di Butch Vig e che senza di lui i pezzi dei Nirvana sarebbero solo un ammasso di rumore inascoltabile. Di sicuro il nome di Butch è rimasto nell’ombra e oggi fa il batterista in un gruppo rock, un gruppo, però, che non sarà mai grande quanto i Nirvana.

Commentate sui social network la speciale serata attraverso l’hashtag #Inseparabili.


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