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Una notte all’insegna dell’inquietudine

2 marzo 2018

Sarà una lunga notte all’insegna degli affascinanti misteri dell’arte quella in onda su Sky Arte HD lunedì 5 marzo, in compagnia delle Muse Inquietanti narrate da Carlo Lucarelli.

Toccherà a Fabrizio De André dare il via alle danze con la vera storia di Marinella, protagonista di uno dei suoi brani più noti. “Questa di Marinella è la storia vera, che scivolò nel fiume a primavera”, diceva il cantautore, ma la storia di Marinella, quella vera, che all’anagrafe si chiamava Maria Boccuzzi, non andò proprio così. De Andrè aveva solo 15 anni quando sentì parlare di questa donna, Maria Boccuzzi, Mary per i suoi clienti. La sua terribile morte fu rapidamente archiviata dalla polizia, ma la vicenda colpì profondamente De André che, dopo molti anni, scrisse questa canzone d’amore, dolce e struggente, quasi a voler risarcire la povera Maria Boccuzzi dell’orribile fine che le toccò in sorte.

Un rapido cambio di genere ci porterà al cospetto delle vicende narrate nell’episodio Gli U2 e quella maledetta domenica di sangue, durante il quale apprenderemo la storia che si nasconde dietro la canzone Sunday Bloody Sunday del gruppo capeggiato da Bono. Il 30 gennaio 1972 a Derry, una città dell’Irlanda del nord, il primo battaglione dei paracadutisti britannici apre il fuoco su una folla di manifestanti per i diritti civili, cogliendoli alle spalle o mentre sventolano bandiere bianche. Un avvenimento che colpisce moltissime persone in tutto il mondo, fra cui il giovane Paul, un ragazzino di undici anni che sta crescendo in maniera irrequieta a Dublino e che ha come soprannome l’Anticristo. Lo stesso ragazzino, nel 1983, conosciuto ormai come Bono Vox, scriverà uno dei brani più belli della sua band, gli U2.

La puntata dal titolo Klimt e la donna in oro evocherà un’impresa leggendaria, la restituzione del ritratto di Adele Bloch-Bauer ai legittimi proprietari dopo il trafugamento da parte dei nazisti. L’opera, che questi ultimi chiamavano “la donna in oro” per nascondere l’origine ebrea della modella, dopo una lunga e travagliata battaglia legale tornò alla famiglia a cui era stata tolta, grazie all’impegno e alla tenacia della 83enne Maria Altmann, nipote di Adele, la donna del dipinto.

Pasolini e il caso Salò sarà al centro dell’episodio successivo. La verità giudiziaria sulla morte di Pier Paolo Pasolini rimanda a un unico colpevole, Pino Pelosi, il quale avrebbe reagito alle minacce di Pasolini che voleva ottenere da lui delle prestazioni sessuali. Ma lo stesso Pelosi, nel corso degli anni, ha fornito diverse versioni di come andarono le cose quella notte tra il primo e il 2 novembre del 1975. Cosa c’entra con tutto questo l’ultimo film girato da Pasolini, Salò o le 120 giornate di Sodoma? Durante la lavorazione del film è noto che furono rubate alcune “pizze”, rispetto alle quali pare venne chiesto un riscatto. Per recuperarle Pasolini andò, quella sera di novembre del 1975, all’appuntamento dove venne ucciso. Le “pizze” contenevano le prime scelte di alcune scene del suo film più osteggiato, sequestrato per oscenità dalle autorità dopo soli tre giorni di programmazione.

Gli anni Sessanta faranno da sfondo a Sam Cooke, la musica del cambiamento. È la sera dell’11 dicembre 1964 e siamo a Los Angeles, all’Hacienda Motel. All’improvviso una ragazza scende le scale urlando, ha i vestiti strappati ed è terrorizzata. Poco dopo scende anche un uomo, ha addosso solo la giacca e le scarpe e si avventa gridando sulla portiera del motel. La donna afferra una pistola e gli spara tre colpi di calibro 22 al petto e l’uomo ha solo il tempo di dire: “Signora, lei mi ha sparato!” e cade a terra morto. Quell’uomo è Sam Cooke e non era la prima volta che rischiava di essere ammazzato, come accadde quando lui e sua moglie furono rifiutati da un hotel “white only”, doloroso evento che ispirò il brano A change is gonna come, che diventerà uno degli inni del Movimento per i Diritti Civili dei neri degli Stati Uniti.

Il protagonista di Conan Doyle e gli spiriti, invece, sarà l’inventore del famoso personaggio di Sherlock Holmes. È difficile immaginare che Arthur Conan Doyle credesse davvero alle fate e all’esistenza dei fantasmi. Eppure era così. Fu uno dei principali sostenitori dell’autenticità di alcune fotografie scattate negli anni Venti da due ragazzine di Cottingley, un piccola cittadina inglese, che le ritraggono mentre giocano con delle fate. Scrisse articoli, saggi e tenne conferenze sullo spiritismo. Nel frattempo divenne così ossessionato dalla presenza della sua celebre creazione letteraria, il razionalissimo investigatore Sherlock Holmes, che arrivò a ucciderlo, nel 1893, fra le pagine del libro The final problem (L’ultima avventura). Però la sua creatura gli si ribellò fin da subito e, a furor di popolo, lo costrinse qualche anno dopo a scrivere nuove avventure. Sherlock Holmes risuscitò, dimostrando così all’autore che i fantasmi esistono davvero, ma che forse siamo noi stessi a crearli.

Paganini Rock ripercorrerà le vicende di Niccolò Paganini, violinista dal talento indiscusso. Magrissimo, terreo e con gli occhi infossati a causa della sifilide che lo affliggeva, Paganini vestiva sempre di scuro e si presentava ai suoi concerti a bordo di una carrozza nera, trainata da quattro cavalli del medesimo colore. Dotato di una tecnica straordinaria, le sue composizioni erano considerate ineseguibili da qualsiasi altro violinista. Era velocissimo e le sue violente esecuzioni finivano quasi sempre con la volontaria e progressiva rottura delle corde e la conclusione del concerto sull’unica corda superstite, quella di sol. In punto di morte Paganini rifiutò l’estrema unzione cattolica e venne sepolto a Nizza, dove risiedeva, in terra sconsacrata per volere del vescovo.

La serata si concluderà con Emilio Salgari, la caduta della tigre, in ricordo di uno degli scrittori più conosciuti di sempre. È una mattina di primavera. Un uomo lascia tre biglietti ai figli, mette un rasoio in tasca e si dirige verso i boschi fuori Torino. Alla luce del sole, in mezzo alla natura, compie un suicidio così cruento che potrebbe comparire in un racconto d’avventura. Si squarcia gola e ventre rivolto al sole, con il rasoio preso in casa. Era la seconda volta che tentava il suicidio, stavolta nessuna figlia era lì a salvarlo. Emilio Salgari, nonostante il successo delle sue opere, era sempre minacciato da debiti e inquietudine, oltre che dal mancato riconoscimento delle sue qualità letterarie. Il ricovero della moglie in manicomio dà il colpo di grazia alla sua situazione psicologica, spingendolo al suicidio, una tragedia ricorrente nella sua famiglia: il padre si suicidò nel 1889, credendo di avere una malattia incurabile, e due dei suoi quattro figli, Romero e Omar, si suicidarono a loro volta.

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