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L’alluvione di Firenze

8 novembre 2017

Picture of the Museum of Santa Croce in

Sono trascorsi ormai cinquantuno anni da quel terribile 4 novembre 1966, quando l’Arno ruppe gli argini e inondò il centro storico di Firenze. La città che i Medici avevano immaginato come una “nuova Atene” rischiò di trovarsi sommersa come una nuova Atlantide.
Migliaia di volontari provenienti da tutto il mondo si mobilitarono per contribuire al salvataggio di Firenze e del suo patrimonio culturale. Animati da una comune passione per l’arte, molti di loro superarono le frontiere e le divisioni imposte dalla Guerra Fredda per mettere in salvo tesori ritenuti appartenere a tutta l’umanità.

I danni furono ingenti, soprattutto nella zona di Santa Croce, dove l’acqua raggiunse il livello di sei metri, danneggiando anche il celebre Crocifisso di Cimabue, l’Ultima Cena del Vasari e travolgendo migliaia di libri rari conservati nella Biblioteca Nazionale. Le campagne di restauro coinvolsero specialisti da tutto il mondo, che si impegnarono a mettere in sicurezza i capolavori danneggiati. Con il tempo, i fondi a sostegno di Firenze si sono assottigliati, fino a decretare la sospensione di numerose iniziative di ripristino.

Nonostante tutto, in seguito alla disastrosa Alluvione, Firenze ha ridefinito sia il suo legame con il patrimonio culturale del passato sia con la produzione artistica e artigianale del presente, tornando a essere un polo creativo di eccellenza.

Attraverso le testimonianze dei protagonisti e degli esperti, e grazie a preziose immagini di archivio, Firenze ’66 – Dopo l’alluvione, il documentario diretto da Enrico Pacciani in onda giovedì 9 novembre su Sky Arte HD, indagherà gli effetti dell’evento sulla città, a poco più di mezzo secolo di distanza dal cataclisma.