Fascino e spiritualità. Il Tibet in mostra

23 ottobre 2012


Il Popolo delle Nevi scende a valle. Portando con sé, per la prima volta, tutto il suo straordinario bagaglio culturale. Una mitologia di raro fascino, una ritualità antica e misteriosa, un immaginario visivo e sonoro capace di ammaliare e conquistare. Il Popolo delle Nevi, il popolo tibetano, è protagonista a Treviso di una mostra unica nel suo genere. Unica per la ricchezza e la completezza dei reperti esposti, che coprono un arco temporale di quasi 700 anni. Unica anche per il suo valore politico.

Non è facile conoscere il Tibet senza il filtro imposto dal regime cinese, un braccio di ferro che ha insanguinato una delle regioni più affascinanti del pianeta per tutta la seconda metà del Novecento. Ci è voluta una ricerca di oltre due anni, portata a termine anche grazie al supporto di studiosi e accademici cinesi; è stato necessario un complesso lavoro di concertazione con le autorità locali, al fine di ottenere lo spostamento di opere e reperti solitamente inamovibili.

Un lavoro impegnativo, che ha portato alla Casa dei Carraresi di Treviso Tibet – Tesori dal tetto del mondo. Oltre 300 i pezzi in mostra, provenienti dalle maggiori città tibetane e dalle collezioni conservate nella Città Proibita di Pechino; si va dalle preziose testimonianze cartografiche che tratteggiano l’evoluzione dell’area fino alla ricchissima presenza di oggetti di arte sacra. Oltre alle stupefacenti maschere divinatorie ampio spazio ai tangke, i celebri dipinti che raccontano la vita del Buddha.

Aprendo lo scrigno della cultura tibetana, e osservando per la prima volta in modo tanto approfondito cosa cela al suo interno, non mancano sorprese e curiosità. Ignota ai più la pratica della costruzione di strumenti musicali e oggetti rituali a partire da ossa umane:  in mostra non mancano pezzi che hanno questa macabra origine. Su tutti spicca una pregiata kapala, coppa realizzata sulla base di una calotta cranica completamente dorata, usata nel corso di riti tantrici.