Aspettando il Museo del Violino, Jaume Plensa a Cremona

28 novembre 2012


Un gigante alto quattro metri. Seduto per terra, le ginocchia al petto. La pelle un pentagramma, su cui scorrono note e chiavi. Così lo scultore catalano Jaume Plensa interpreta L’anima della musica : una visione che ha voluto condividere con la città di Cremona, prossima a celebrare l’apertura di un atteso Museo del Violino, doveroso omaggio ad un luogo che è simbolo internazionale della suprema arte della liuteria.

Il museo, accolto nel Palazzo dell’Arte della centralissima piazza Marconi, aprirà i battenti nei primi mesi del 2013: nella sua corte, già oggi, fa bella mostra di sé l’opera di Plensa, ideale benvenuto per i visitatori di domani. Quasi un fantasma, personificazione dell’essenza spirituale della musica: così l’artista ha voluto vedere la propria creazione; la cui posizione, quasi fetale, è simbolo di interiorità ma anche fragilità. Perché la musica sa svelare le sensibilità più profonde dell’animo.

È uno degli scultori più celebri in attività, Jaume Plensa. Ed è universalmente riconosciuto come uno tra i più sensibili e attenti quando si tratta di lavorare in contesti pubblici: che escono sempre arricchiti dal dialogo con i suoi interventi, mai “invasi” da una visione d’artista calata dall’alto. Rispettoso e sentito il suo costante confronto con la comunità che vive nei luoghi teatro delle sue opere.

Un atteggiamento di equilibrio dimostrato, così come a Cremona, nel caso delle altre sue più apprezzate realizzazioni. Il Nomade  di Antibes, che nelle forme ricorda da vicino L’anima della musica , ma che nello sguardo perso verso l’orizzonte del mare indaga con struggente malinconia il tema dell’emigrazione. E soprattutto la Crown Fountain  di Chicago: dove l’acqua zampilla da uno schermo mastodontico, direttamente dalle labbra di uomini e donne reali.