Gaillard, la quiete dopo la tempesta

13 novembre 2012


Ruderi e macerie. Ma anche l’avvilente devastazione dei simboli della società contemporanea, immagine di una deriva – forse irreversibile – della società stessa. Cartoline da un mondo in frantumi quelle che Cyprien Gaillard porta nei locali dell’ex panificio militare della Caserma XXIV Maggio, a Milano. Prima personale in uno spazio pubblico italiano per l’enfant prodige dell’arte francese: “Rubble and Revelation” è un evento che lascia il segno.

In mostra lavori inediti e pezzi elaborati a partire dalla metà degli Anni Zero: un percorso omogeneo quello presentato da Gaillard, che a poco più di trent’anni dimostra già una maturità e una lucidità impressionanti. Oltre ad una padronanza assoluta di più forme espressive: fotografia e video, ma anche interventi su objet trouvé e frottage. Ogni pezzo in mostra è la tessera di un mosaico capace di restituire lo stordimento e il senso di abbandono propri della nostra epoca.

Video di demolizioni, cartoline di dimore storiche obnubilate da brandelli di carta; e ancora la documentazione di esplosioni indotte in contesti di raggelante tranquillità, rottura violenta di uno status quo che – ineluttabile – si rigenera. Le opere di Gaillard non si perdono nel tentativo di una facile critica sociale, ma indugiano sull’intimo spaesamento che deriva dalle incruente rivoluzioni odierne. Su quella che è stata definita una “quiete dopo la tempesta”.

La firma in calce è quella di Massimiliano Gioni, direttore della prossima Biennale di Venezia, curatore di un progetto espositivo sostenuto dalla Fondazione Trussardi: “Rubble and Revelation” ha tutte le carte in regola per essere ricordata come una mostra epocale, capace di raccontare con impressionante precisione uno stato d’animo collettivo. Rappresentato con la struggente malinconia di una estetica sopraffina.