La Ville Lumiere in un clic, Paris Photo a gonfie vele

20 novembre 2012


È stata la prima, ideata e pensata nella sua prima edizione già nel 1996. Ed è rimasta la migliore: in termini di autorevolezza, di qualità delle offerte e delle proposte. Ma anche per la profondità dello sguardo e per un panorama di eventi collaterali che non può lasciare indifferenti. A pochi giorni dalla conclusione il bilancio di Paris Photo, punto di riferimento internazionale per il mercato della fotografia, è decisamente positivo.

Oltre 120 le gallerie in rappresentanza di una ventina di Paesi diversi: nei padiglioni allestiti al Grand Palais i migliori scatti possibili. A conquistare e lasciare senza fiato almeno 50mila visitatori: numeri importanti per una kermesse che dura lo spazio di un fine settimana. E che punta, ora, alla conquista dell’America: perché se Art Basel, regina delle fiere d’arte, raddoppia da anni in quel di Miami, Paris Photo prenderà a gennaio la strada di Los Angeles.

A Paris Photo non mancano alcune tra le più significative gallerie internazionali d’arte contemporanea, segno di un’attenzione particolare da parte del mercato ad un ambito tradizionalmente difficile da sondare e interpretare. Ecco Larry Gagosian, allora, presentare il lavoro di William Eggleston; ed ecco, di contro, l’addio alla storica Photographer’s di Londra. Una realtà non commerciale, quindi estranea ai propositi della fiera.

Tra i diversi progetti a corollario di Paris Photo cusiosità e interesse per “Paris Photo vu par David Lynch”: è stato il visionario regista a selezionare le immagini migliori tra quelle esposte nei vari stand, creando una mappa – cartacea e digitale, scaricabile su smart-phone – che guida i visitatori della fiera nel suo ideale museo privato. Una vera e propria caccia al tesoro: una mostra non convenzionale, firmata da uno dei più conturbanti cineasti di sempre.