Il menestrello dell’arte contemporanea

11 dicembre 2012


È possibile eccellere in due campi tanto diversi della cultura, come quello delle arti visive e quello della musica popolare? Una risposta arriva dalla Grande Mela: nella galleria newyorchese di Larry Gagosian torna in mostra Bob Dylan, il menestrello di Duluth, nume tutelare del folk-rock in salsa blues, l’autore reso immortale da pezzi come Blowin’ in the wind . Un genio assoluto della musica che, deposta la chitarra,  non ha mai disdegnato di mettere mano a matite e pennelli.

Una passione antica, ma resa nota solo di recente quella di Dylan per l’arte: risalgono agli ultimi anni le prime mostre del cantautore, che ha dovuto affrontare la diffidenza di una critica non sempre benevola nei confronti dei suoi oli, tacciati addirittura di plagio per i frequenti riferimenti ad icone e immagini ormai assunte a icone della cultura popolare. Suona allora ironico il titolo della sua nuova esposizione: Revisionist Art , rivisitazione dichiarata di copertine di riviste cult.

Trenta serigrafie inedite, frutto della divertita manipolazione di testate che hanno segnato l’evoluzione del modo di comunicare. Non solo negli Stati Uniti. E così un’edizione vintage di Playboy  finisce per sponsorizzare l’uscita nelle sale di “Basic Instinct”, creando un vero e proprio cortocircuito; al pari di quanto fa il goffo culturista che campeggia su un numero della rivista per neo-mamme Baby Talk . Ironie amare che smascherano i controsensi della società dei consumi.

Con questa mostra Bob Dylan rinfresca il repertorio di una nutrita schiera di rock-star alle prese con l’arte. Sono ben note le polaroid di Patti Smith; al pari degli inquieti oli a firma Marylin Manson e delle opere grafiche di Bianca Casady, voce delle Cocorosie, e Devendra Banhart: icone della nuova generazione della musica d’autore. In Italia la palma del musicista più vicino al linguaggio dell’arte spetta ad Andy, ex anima dei Bluvertigo.