Una mostra a luci rosse. Tra sesso e design

4 dicembre 2012


Come raccontare il contributo che il sesso offre, in termini di fantasia e intuizione creativa, alla vita di tutti i giorni? Senza malizia e volgarità, ma certo con un po’ di scherzosa ironia: con una mostra, Kama  , che svela come oltre le facili prevenzioni e gli stucchevoli pudori si nasconda un apporto gioioso e giocoso, intelligente e divertito. Il sesso come simbolo della forza di immaginare e creare irrompe con tutta la sua vitalità alla Triennale di Milano.

In gioco otto maestri del design, emergenti ogià affermati, chiamati a rapportarsi con progetti a tema: site specific  che indagano spudorati la sfera della sessualità. Gioca con il gusto del peccaminoso Lapo Lani, che riporta i messaggi volgari che tanto spesso si trovano nei bagni pubblici: ma li rende illeggibili, offuscati da un’assenza di luce che si può vincere solo volontariamente. Mettendo mano a una torcia, parte integrante dell’installazione.

Non tutti sono così espliciti. Nacho Carbonell omaggia la maternità, facendo dell’organo sessuale femminile un nido innocente; Nendo, etereo designer nipponico, propone la sottile seduzione tattile di coppe in silicone, fragilissime e irraggiungibili. Una vera e propria libreria del proibito è poi quella proposta da Matali Crasset: i suoi ambienti, solari e radiosi, abbattono ogni pregiudizio voyeuristico. Negando l’impudicizia della sessualità, sfera dell’io finalmente libera.

Ad accompagnare le otto installazioni create ex novo centinaia di oggetti e immagini che, in epoca moderna, hanno saputo conciliare gli appetiti sessuali al gusto per la creatività e l’innovazione. Sedie e poltrone vagamente osé, lampade e vasi dalle inequivocabili forme falliche; i divertissement di Piero Fornasetti e le conturbanti splendide polaroid di Carlo Mollino. Un erotismo di classe, mai esagerato. Sempre affascinante.