Venezia, nasce l’Officina delle Zattere

4 dicembre 2012


Ha accolto, per anni, poveri e orfanelli. Offriva opportunità di riscatto, occasioni di rivincita: era il braccio operativo dell’Istituto degli Artigianelli, spazio dove stare con le mani in pasta, imparare un mestiere, mettersi in gioco. Un luogo noto, amato e rispettato a Venezia. Un’isola creativa che oggi, simbolicamente, torna a vivere e pulsare. Cambiano le urgenze e le prospettive, ma non la magia di un luogo denso di storia. Nasce l’Officina delle Zattere.

Ha aperto i battenti il 30 novembre, accogliendo i suoi primi visitatori nella fascinosa cornice di uno spazio industriale e artigianale dismesso; recuperato nelle sue ampie campate, che sembrano nate apposta per abbracciare l’arte, la musica, il teatro. Una cornice reinventata, collocata in un’area che è emozionante crocevia di cultura: a un passo dal Ponte dell’Accademia, vicinissima a Punta della Dogana.

Un esordio coraggioso, importante; un punto di partenza manifestato dalla contemporaneità di quattro eventi espositivi: una pluralità di linguaggi che è sinonimo di ampiezza di sguardo e doverosa ambizione. Tra teatro e manipolazione digitale si muove Giorgio Merigo, abile ad entrare con risultati quasi metafisici all’interno di scenografie possibili, rilette come quinte architettoniche per opere intangibili.

Omaggia John Cage e la sua poetica del suono e del silenzio: tra fotografie, scritti e musica ecco l’eclettico viaggio di Emanuel Dimas do Melo Pimenta; suggestioni che fanno da contraltare a quelle di Massimo Donà, le cui ambientazioni sonore sono visualizzate dagli scatti di Raffaella Toffolo e Veronica Croce. Chiude il valzer delle inaugurazioni Giorgio Faletti: tra letteratura e arte visiva ecco il suo nuovo progetto, Da quando a ora .