Cercasi archistar: Pescara sogna un nuovo teatro

9 gennaio 2013


Una capienza di 1200 posti tra platea e galleria; una cavea capace di contenere oltre cento orchestrali: e poi ancora gli immancabili locali accessori, uffici, bookshop, foyer, un’ulteriore sala spettacoli. Pescara sogna, e lo fa in grande. A mezzo secolo dalla chiusura del Pomponi, la città abruzzese lancia il progetto per un nuovo teatro: struttura imponente, da realizzare sugli 8mila metri quadri ricavati dalla riqualificazione dell’area della storica stazione ferroviaria.

Avviato l’iter amministrativo che rende possibile la nascita di quello che, con tutta probabilità, verrà battezzato Teatro dell’Adriatrico: un atto formale che dimostra le volontà della città, ma che non può rappresentare altro se non un piccolo passo. All’appello mancano infatti i circa 25milioni di euro ritenuti necessari alla sua realizzazione: è caccia aperta, allora, a partner privati disposti a creare con l’ente pubblico una società partecipata. In cui investire.

Ma a mancare è anche una firma autorevole in grado di disegnare e realizzare il progetto. E così si scatena il toto-archistar, con lo stesso sindaco della città, Luigi Albore Mascia, a indicare nomi più che suggestivi. Tra i papabili ecco Norman Foster e Renzo Piano, che ha recentemente consegnato il nuovo Auditorium dell’Aquila; ma anche Henning Larsen, progettista dell’Opera House di Copenhagen, e Oscar Tusquets, ideatore dell’Auditorium di Las Palmas.

La proposta del nuovo teatro non manca di suscitare perplessità e riflessioni, a Pescara: tra chi preferirebbe investire in una struttura più duttile, sul modello di un palazzo dei congressi; chi invoca la consultazione popolare per condividere in maniera partecipata una decisione così importante; e chi teme che uno spazio tanto impegnativo risulti sovradimensionato per la domanda di cultura che si registra in città.