L’Europa come un porcile. Parola di Santiago Sierra

31 gennaio 2013


Una performance diretta, immediata, che non lascia spazio a dubbi di sorta. Una critica feroce e disincantata allo stato di disarmo in cui versa l’Europa, attanagliata da una crisi che sembra non lasciare scampo. A cadere per primi in ginocchio i cosiddetti pigs , acronimo che cela le identità di Portogallo, Italia, Grecia e Spagna: i Paesi più esposti al vento delle avversità finanziarie; le economie più deboli e fragili.

Difficile pensare ad una mera casualità: in inglese il termine pigs  significa “maiali”. È proprio un gruppo di suini, infatti, ad essere protagonista dell’intervento di Sierra: gli esemplari, liberati negli spazi del Lambretto Art Project di Milano, sono lasciati a scorrazzare su una immensa riproduzione della penisola iberica. Realizzata con un pastone di mais e granaglie, pasto offerto alla proverbiale voracità degli animali.

Un boccone alla volta: Spagna e Portogallo finiscono lentamente, ma inesorabilmente ingurgitati. Un’allegoria feroce del circolo vizioso che tra speculazioni finanziarie ed errori politici ha portato i paesi del bacino del Mediterraneo sull’orlo del default; una bocciatura senza appello dell’attuale classe dirigente, ma anche un desolato grido di dolore. La performance milanese chiude una triste trilogia, che ha visto negli ultimi mesi il pasto di Grecia e, naturalmente, Italia.

Non è nuovo alla provocazione, Santiago Sierra, anzi: la sua arte guarda per definizione alle evoluzioni della società, leggendo con sguardo critico e linguaggio dichiaratamente urlato le storture del sistema. Già ospite della Biennale di Venezia, Sierra ha indagato più volte il tema delle ricadute del capitalismo sulla realtà attuale, senza mancare di porre l’accento sulle classi più umili. Prime vittime della crisi del contemporaneo.