Berlino sedotta dall’oriente

18 febbraio 2013


Il cuore della nuova Europa batte ad Est: storie da oltre cortina a segnare la sessantatreesima edizione della Berlinale, tra le rassegne cinematografiche più importanti al mondo. Appuntamento che, storicamente, guarda con maggiore attenzione alla qualità delle pellicole e meno – rispetto a quanto accade tra Hollywood, Cannes e Venezia – alla convergenza tra gusti del pubblico, critica e show-business.

Sorpresa per l’assegnazione dell’Orso d’Oro, premio più ambito, al romeno Calin Peter Netzer: struggente e drammatico il suo “Child’s Pose”, coraggiosa lotta di una madre per salvare il figlio da una condanna per omicidio. Arriva dai Balcani “An Episode in the Life of an Iron Picker”: l’Orso d’argento va al film con cui Danis Tanovic racconta le difficili condizioni della comunità rom stanziatasi in Bosnia Erzegovina.

Non sono mancati, alla Berlinale, gli incontri con i grandi nomi del cinema internazionale. La rassegna si era aperta con gli applausi a scena aperta per “The Grandmaster”, capolavoro di Wong Kar-wai: il cineasta di Hong Kong, presidente della giuria, ha raccontato con lo stile poetico e raffinato che lo contraddistingue la vita di Ip Man, maestro dell’indimenticabile Bruce Lee. Menzione speciale per Gus Van Sant e il suo “Promised Land”, interpretato da Matt Damon.

Un festival seducente, quello di Berlino: che non manca di stupire e intrigare. Tra le pellicole più apprezzate ecco “Lovelace”, biopic dedicato all’attrice che ha fatto della pornografia un fenomeno mainstream; curiosità per “The Croods”, film di animazione della Dreamworks ambientato in pieno Paleolitico. Parziale bocciatura per “Closed Curtain”: accreditato come possibile vincitore, il film dell’iraniano Jafar Panahi, osteggiato dal regime degli ayatollah, ottiene solo il riconoscimento per la miglior sceneggiatura.