Wolfgang Laib alla Phillips Collection

4 marzo 2013


L’ultima volta è toccato a Marc Rothko, oltre mezzo secolo fa. È esattamente il 1960 quando il padre dell’espressionismo astratto, tra le figure più importanti del Novecento, ottiene da Duncan Phillips l’incarico di realizzare un site-specific a compendio di una tra le collezione d’arte più ricche d’America. A distanza di così tanto tempo una nuova commissione: tocca a Wolfgang Laib misurarsi in uno tra i contesti più ambiziosi al mondo.

Oggi protagonista con una imponente installazione nell’atrio del MoMA, trattato abitualmente dalla prestigiosa galleria Sperone Westwater di New York, Laib è artista che trova eccezionale risconto oltreoceano: ammaliano le sue mistiche installazioni con elementi naturali – pollini, latte, cera – frutto di una profonda riflessione sulla religiosità dell’Estremo Oriente. Vissuta come pratica in grado di avvicinare l’uomo ad un rapporto di pura empatia con l’ambiente.

Il lavoro proposto per la sede di Washington della Phillips Collection, si inserisce nel filone di una serie di opere dal grandioso impatto visivo. Una stanza alta tre metri, larga e profonda due, interamente rivestita in cera d’api: 660 chili di materiale accuratamente sciolto per creare una vera e propria scatola magica, nella quale immergersi in completa solitudine. Uno spazio mentale, prima che fisico, che corrobora grazie al giallo acceso e all’intenso profumo della cera.

“Where have you gone – where are you going?” il titolo di un intervento che invita all’introspezione, alla più profonda lettura del sé. A conferma della costante ricerca di Laib nel campo della meditazione: strepitosa la settimana di cerimonie officiata alla Fondazione Merz in occasione dell’ultima personale italiana dell’artista, nel 2009. Con 45 bramini indiani a condividere il “rito del fuoco”, antichissima pratica di purificazione collettiva.


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