Bologna, autoritratti al femminile al MAMbo

14 maggio 2013


Non è certo mancata la presenza di artiste, anche importanti, nell’Italia degli Anni Sessanta e Settanta; e altrettanto si può dire per l’ambito della critica: inappuntabili, su tutti, gli esempi di Carla Accardi e Lea Vergine. È semmai mancata, rispetto ad altri contesti non solo europei, una matura coscienza di classe: il femminismo, inteso come effervescente movimento innanzitutto culturale, non ha avuto adeguata rispondenza nel campo dell’arte.

Questo il presupposto da cui muove “Autoritratti: iscrizioni del femminile nell’arte italiana contemporanea”, mostra che fino al 1 settembre prova a ristabilire, nelle sale del MAMbo di Bologna, una connessione nel rapporto tra arte e politica, così come questo viene vissuto dalle artiste di oggi. Sono passati i tempi delle contestazioni di piazza, ma non è mutata la necessità di uno sguardo approfondito sul ruolo della donna nella società.

Sono oltre quaranta le artiste invitate nelle sale del museo emiliano, chiamate a portare il proprio contributo ad uno dei diversi percorsi tematici che segnano la mostra. Un’intima delicatezza pervade la sezione dedicata alla maternità: struggente il lavoro con cui Moira Ricci manipola le fotografie della madre scomparsa, inserendo se stessa anche in quelle immagini che per limiti cronologici non possono contemplarla.

Si passa dai bozzetti delle celebri “Orbite Rosse” di Grazia Toderi alle significative sculture instabili di Alice Cattaneo, arrivando all’intensa “Assassine” di Liliana Moro: l’artista ha raccolto le confessioni di quattro donne condannate per omicidio, e ne diffonde le memorie attraverso casse acustiche a basso volume. Perché siano intelligibili è necessario accostarsi, porgere l’orecchio. Dimenticare insomma di essere in un luogo pubblico, restare completamente soli. Alla mercé dell’orrore.