Con il Götterdämmerung si chiude, alla Scala, il Ring di Wagner

17 maggio 2013


Una cascata di fili, memoria dei personaggi morti nel corso delle precedenti tre opere. Un bassorilievo incombente, asfissiante, che cala sulla scena portando traccia delle passioni umane, spezzando una scenografia che ha costruito – con eteree proiezioni multimediali – l’onirica dimensione del Valhalla. Immagini forti quelle che aprono e chiudono alla Scala la messa in scena del Götterdämmerung, ultimo capitolo della tetralogia del Ring di Richard Wagner.

Debutto sabato 18 maggio per l’opera con cui si completa la complessa rielaborazione che il compositore tedesco fa del mito nordico dell’anello del Nibelungo, oggetto magico che consegna al suo possessore il dominio sul mondo. Una lunga sfida tra le forze oscure del Male e quelle del Bene, incarnate nel generoso Sigfrido: che esce sconfitto e ucciso, ma prontamente vendicato dall’amata Brunilde.

La pira funebre su cui vengono bruciate le spoglie mortali dell’eroe innesca l’incendio che avvolge il Valhalla, in quella “Caduta degli Dei” – così viene tradotto Götterdämmerung – che punisce persino Wotan, divinità principale del pantheon germanico, per la propria cieca brama di potere. Una soluzione che Guy Cassiers, regista della versione in scena alla Scala, trova drammaticamente vicina, a livello ideologico e culturale, allo stato di disorientamento globale indotto dalla crisi.

Quella che per qualsiasi direttore d’orchestra rappresenta una sfida difficile diventa, per il leggendario Daniel Barenboim, un impegno titanico: una rovinosa caduta causa al maestro, dallo scorso mese di ottobre, forti dolori all’anca e alla gamba destra. La bacchetta tedesca, a Berlino per un ciclo di cure, viene sostituita in occasione della prima e delle successive due repliche da Karl-Heinz Steffens, clarinetto solista della Filarmonica di Berlino fino al 2007 e oggi stimato direttore.