L’eternità secondo Mike Kelley, all’Hangar Bicocca di Milano

24 maggio 2013


Semplicemente, irrimediabilmente visionario. Così Mike Kelley, scheggia impazzita nel panorama del contemporaneo, creativo a tutto tondo capace di innovare il linguaggio della musica e quello del video, passando per ogni aspetto dell’arte tradizionale. Performance e installazioni, grafica e fotografia, scultura e pittura: l’universo di un artista complesso e tormentato popola fino all’8 settembre gli spazi straordinari dell’Hangar Bicocca di Milano.

A poco più di un anno dalla sua tragica e prematura scomparsa, Kelley continua a inquietare e intrigare: in mostra una parentesi di lavori realizzati negli Anni Zero, immagine precisa e dettagliata di una stagione creativa intensa e disperata. Una lucida, struggente riflessione sulla propria identità, realizzata nell’esorcismo di un passato che è vaso di Pandora dal quale emergono senza soluzione di continuità immagini, situazioni, riferimenti. Anche fantasmi.

Sapiente la miscela tra riferimenti colti e arte popolare: campeggia al centro dello spazio espositivo una copia rielaborata della statua con cui, nel liceo frequentato da Kelley, si celebra il cosmonauta americano John Glenn; un’icona collettiva si trasforma, nella minuziosa interpolazione operata dall’artista, in eccezionale monumento al più intimo vissuto, appropriazione gentile di una figura caricata di nuovi valori.

Si forma alla scuola di John Baldessari e Laurie Anderson, frequenta Iggy Pop e collabora con i Sonic Youth, miscela musica e performance fondando un eclettica band insieme a Tony Oursler: un talento assoluto quello di Mike Kelley, incredibile e sensibile narratore del disorientamento dell’uomo di oggi. Il bombardamento di situazioni e colori cui sottopone il pubblico è lo stesso che ha popolato il suo immaginario: tenero e insieme violento, placido ma disperato.