Roma: le cancellature Emilio Isgrò alla GNAM

2 Agosto 2013


Prende uno tra i monumenti indiscussi della cultura italiana, l’Enciclopedia Treccani, e si mette a eliminare una parola dopo l’altra. Dall’incedere implacabile del suo pennarello nero si salvano solo pochi termini, superstiti attoniti di una lenta ma inesorabile strage. Siamo nel 1970. E fa subito scandalo quell’opera intensa e provocatoria di Emilio Isgrò, destinato a fare delle cancellature la cifra stilistica di una celebrata carriera nel campo dell’arte concettuale.

Un’avventura lunga mezzo secolo: ricorrenza importante per l’artista, protagonista fino al 6 ottobre della retrospettiva con cui la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma indaga il suo universo creativo. Poetico in senso letterale, o meglio, letterario. La parola è all’origine della riflessione di Isgrò, strumento narrativo da interpretare, manipolare, distruggere e ricostruire. In un lavoro di analisi costante del contesto sociale, politico e culturale in cui l’artista di muove.

La mostra non segue un percorso cronologico, muovendosi semmai per grandi temi. Avvicinando così le opere storiche a quelle più recenti, mostrando il fluire di un’azione che procede con forza inalterata. A partire da Dichiaro di non essere Emilio Isgrò  : titolava così, oltre quarant’anni fa, un intervento dell’artista. Giunto ad una maturità tale nel processo delle cancellature da arrivare a negare persino se stesso, provocazione altissima e definitiva.

Garibaldi che libera la Sicilia e la strage di Bologna: momenti tra loro distanti per epoca e significato, attimi eletti a immagini iconiche. Da leggere attraverso il filtro dell’arte, osservare secondo coni ottici che sublimano il dato storico o il puro fatto di cronaca, diventando totem simbolici per un intero Paese. Nel lavoro di Isgrò, ieri come oggi, una capacità unica di interpretare l’attualità, essere lucido testimone del proprio tempo.