Cinema dal Medio Oriente, con l’Abu Dhabi Film Festival

30 ottobre 2013


Da un lato c’è la curiosità e la voglia di incontrare i maestri dell’Occidente, conoscerne le opere e carpirne i segreti. Dall’altro c’è invece l’orgoglio di mostrare i frutti di una industria culturale che, l’esempio iraniano è il più felice e lampante, sa essere fucina di talenti di respiro internazionale. Si muove su un doppio binario l’Abu Dhabi Film Festival, la più importante rassegna cinematografica del Medio Oriente, in scena nell’emirato fino al prossimo 2 novembre.

Centinaia le pellicole presentate, in arrivo da oltre quaranta diverse nazioni; trentacinque le produzioni locali, trenta i film diretti da registi di cultura araba: fotografia fedele di una frizzante scena culturale. Che sa leggere dall’interno le tensioni di una tra le aree più calde al mondo. Precedente importante, in questo senso, la premiazione della palestinese Hiam Abbas come miglio attrice: cruda la trama di La pace dopo il matrimonio  , che la vede raccontare un rapporto di convenienza tra un uomo palestinese ed una donna israeliana.

Inevitabile un focus sulla cronaca più recente, con il cinema a farsi testimone oculare del fermento portato dalla cosiddetta Primavera Araba. E così Mohammed Soueid Lebanon ci porta nell’Iraq insanguinato dalla febbrile caccia a Saddam Hussein con Hanging Dates Under Aleppo’s Citadel , mentre Hamza Ouni sceglie di raccontare in Al Gort  i sogni di libertà dei giovani tunisini; Sherief Elkatsha documenta invece in Cairo Drive  le tensioni della società egiziana nei giorni della caduta del regime di Mubarak.

C’è un filo rosso, dunque, che unisce le culture del Medio Oriente a quelle del Mediterraneo. Significato dalla particolare attenzione del festival per il cinema italiano: ad Abu Dhabi si passa da un omaggio al mito di Sergio Leone alla proposta dei più interessanti titoli dell’ultima stagione. Con Il Sacro GRA  di Gianfranco Rosi, fresco di Leone d’oro alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia e con  Salvo  , opera prima di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza.