Libri della settimana: Gilardi, Bulaj, Brandt

7 novembre 2013


Guai a mettere una macchina fotografica in mano a… “uno scemo” ! Spassosa e irriverente eredità quella lasciata da Ando Gilardi, compianto maestro dello scatto, ne La stupidità fotografica: un pamphlet in forma di dialogo, diretto e immediato, ironica riflessione edita da Johan&Levi che inquadra con eccezionale lucidità l’evoluzione di un linguaggio sempre più di massa. Basta poco, pochissimo, per fare una foto. Ci vuole invece molto, moltissimo, per dirsi fotografo.

Ha scovato angoli di perduta umanità, indagando con la tenacia del reporter ma la sensibilità dell’artista i più remoti anfratti di un popolo ferito. Ma mai domato. Straordinarie le fotografie che Monika Bulaj ha raccolto e consegnato ai tipi di Electa: il suo Nur – La luce nascosta dell’Afghanistan è un atlante di storie e colori, catalogo di atmosfere che sanno restituire la magnifica complessità di una terra, e una gente, dal fascino antico e misterioso.

Paesaggi devastati, desertificati, spogliati della propria anima dal folle agire dell’uomo. Si completa con Nella terra ferita la trilogia che Nick Brandt dedica all’irreversibile processo di estinzione di specie animali e vegetali nell’Africa Orientale. Un poetico e doloroso memoriale, edito da Contrasto, che lega l’indagine fotografica a una profonda analisi del rapporto distrofico tra l’evoluzione della società dei consumi e l’ambiente naturale.

Wilhelm Brasse, matricola 3444. Orgoglioso resistente all’invasore tedesco, per questo motivo internato ad Auschwitz e assegnato al terribile compito di ritrarre – uno per uno – tutti i prigionieri del lager. Salvati dall’oblio grazie alla sua tenacia, al coraggio di sottrarre quelle immagini alla distruzione: la sua vicenda, raccontata da Luca Crippa e Maurizio Onnis, torna oggi alla luce ne Il fotografo di Auschwitz (Piemme).