Arte: Laure Prouvost vince il Turner Prize 2013

3 Dicembre 2013


È stato vinto in passato da Gilbert & George e Richard Long, Damien Hirst e Steve McQueen, Anish Kapoor e Martin Creed. Un catalogo di eroi a cui si aggiunge, ora, il nome di Laure Prouvost: è lei a conquistare l’edizione 2013 del prestigioso Turner Prize, quasi un Oscar per l’arte contemporanea anglosassone. Assegnato nelle scorse ore a Londonderry, la città nordirlandese eletta per quest’anno Capitale Britannica della Cultura.

Nata a Lille nel 1978, Prouvost può pienamente dirsi inglese d’adozione. Dopo essersi formata nella prestigiosa scuola d’arte del Central Saint Martin e aver studiato alla Goldsmiths University, ha compiuto in riva al tamigi i passaggi fondamentali della prorpia carriera: legandosi alla prestigiosa Whitechapel Gallery e ottneendo il supporto della Tate Britain. È stato proprio il museo londinese a produrre Wantee  , l’opera che conquistato la giuria del Turner Prize.

Il set è quello di una tavola imbandita: la tovaglia candida porta i resti del classico rito del tè, fra tazzine e briciole di biscotti. Il pubblico si accomoda su stranianti ma accoglienti sedie spaiate. Sul tavolo incombe la proiezione di un film onirico, che vede Prouvost immaginare il rapporto fittizio tra il proprio nonno e il pittore Kurt Schwitters. Un cortocircuito emotivo, la costruzione di un vissuto irreale che mescola la parentela dettata dal sangue alle affinità elettive. Il DNA biologico a quello culturale.

L’opera di Laure Prouvost si impone su una agguerrita concorrenza. Nella short-list del premio il performer Tino Sehgal, fresco di assegnazione del Leone d’Oro nel corso dell’ultima Biennale di Venezia; ma anche la pittrice Lynette Yiadom-Boaky e David Shrigley. Al centro, quest’ultimo, di vibranti polemiche per la scultura che ha presentato in concorso: un grottesco nudo virile intento a orinare in un secchio…