Roma: in mostra il Tesoro di San Gennaro

19 gennaio 2014


C’è un dato oggettivo, assoluto, inconfutabile. Quello che la rende per ricchezza, pregio, qualità di fattura e rarità la collezione di arte orafa più importante al mondo. E c’è poi, naturalmente, il valore intangibile e incalcolabile dato dal fascino, da una devozione popolare che si nutre degli aspetti magici del sacro, tramandando nel corso dei secoli il mito di un tesoro unico. Quello di San Gennaro, per la prima volta esposto in modo così articolato fuori da Napoli.

Una mostra mozzafiato quella accolta, fino a metà febbraio, nelle sale romane di Palazzo Sciarra. Dove sono circa settanta i pezzi in arrivo dal Museo del Tesoro di San Gennaro, custode di una raccolta di arte suntuaria che si è sedimentata – ed è stata costantemente alimentata – nel corso di oltre sei secoli di donazioni da parte dei potenti d’Europa. Principi, re, imperatori: non c’è testa coronata che non abbai offerto il proprio tributo al Santo. Compreso Napoleone, che invece di saccheggiare il patrimonio artistico della città diede mandato al fratello Giuseppe di donare una croce d’oro tempestata di diamanti.

Quel gioiello, insieme ad altri, è oggi inglobato nel pezzo più prezioso del Tesoro. E dunque della mostra. Nasce nel 1679 la straordinaria collana cesellata dall’orafo Michele Dato, destinata a riunire le gioie più pregiate del Tesoro in un ornamento di inestimabile valore, arricchito negli anni successivi – e fino a fine Ottocento – con i doni degli aristocratici in visita a Napoli. Partendo da una spilla in diamanti appartenuta a Vittorio Emanuele II e arrivando a una croce in zaffiri data da Maria Carolina d’Austria.

Tra calici, pissidi e ostensori prorompe in tutta la sua nobile magnificenza la straordinaria Mitra commissionata dai re angioini a Matteo Treglia. Un capolavoro di arte orafa, con la struttura in argento dorato completamente ricoperta di gemme e pietre preziose: se ne contano quasi quattromila, tutte legate a profondi significati simbolici. Con il rosso dei rubini a evocare il sangue versato dai martiri e l’incorruttibilità dei diamanti a rappresentare l’incrollabile solidità della fede.

[nella foto: la collana di San Gennaro, 1679 – 1879]