Tutti artisti con Pawel Althamer. Al New Museum di New York

24 febbraio 2014


Nel mondo dell’arte è conosciuto prevalentemente come scultore, veste che ha indossato anche per la sua ultima partecipazione alla Biennale di Venezia. Subisce però da sempre il fascino della performance, dell’azione condivisa, di una creatività che è spazio per il dialogo e la relazione. E questo ambito specifico della sua produzione che Pawel Althamer guarda per la sua prima personale negli Stati Uniti. Portando al New Museum un progetto destinato a lasciare il segno.

La regia della mostra è firmata da Massimiliano Gioni, che dopo averlo voluto in Laguna conferma la propria stima per l’artista polacco. Chiamato a esporre fino alla metà di aprile una selezione dei suoi lavori scultorei, rilettura post-moderna di una classicità vista con spirito dissacratorio e visionario; invitato a elaborare un programma di azioni che coinvolgano in modo diretto i visitatori del museo. Eletti a parte integrante, anzi determinante, della mostra.

Torna dopo la sua presentazione alla Biennale di Berlino del 2012 il Draftmen’s Congress , spazio libero che raccoglie disegni e collage creati dal pubblico stesso, guidato da Althamer in azioni di espressività condivisa. Un intenso percorso relazionale, scambio emotivo e culturale che si accompagna a quella che punta ad essere la prima “performance benefica” mai supportata da un museo.

Ingresso gratuito alla mostra per quanti si presenteranno alle casse con un cappotto nuovo o appena usato da donare alla Bowery Mission, ente benefico che si occupa di aiutare i tanti senzatetto della Grande Mela, con sede proprio a un passo dal museo. Sulla stessa via dove un gruppo di cinquanta musicisti di strada è chiamato ad esibirsi in concerti improvvisati trasmessi in filodiffusione all’interno della struttura. Ribaltando il rapporto tra dentro e fuori, ripensando la natura stessa – e la filosofia – dello spazio espositivo.