Mostre: Fabrizio Plessi “porta” l’acqua in Francia

26 marzo 2014


Se è vero che ogni luogo vive in simbiosi con una propria identità naturale e soprannaturale, così come vuole la mitologia classica, è impossibile non indicare nell’acqua il genius loci  di Wattwiller. Tutto scorre in questa città francese a un passo dalla Germania, nel cuore dell’Alsazia: fluida è l’antichissima tradizione termale imposta dai Romani; come pure, oggi, la produzione di un noto marchio di acque minerali. E anche l’arte, allora, non può esimersi dall’entrare in sintonia con l’elemento.

Ad invadere con la rigogliosa potenza del suo immaginario le sale della Fondation Schneider è Fabrizio Plessi, artista emiliano di nascita ma veneziano d’adozione, che attorno alla fascinazione e alla suggestione dell’acqua ha costruito una parte importante del proprio percorso creativo. Sperimentando, tra i primi in ordine di tempo, la zona di confine tra video e installazione multimediale, addomesticando alle leggi dell’estetica le nuove tecnologie.

Si parte da Videoland , serie di grandi vasi metallici dalle pulitissime forme arcaiche, casse di risonanza per il concerto creato da una pioggia di sassi che cadono in pozze d’acqua digitali; e si passa al più recente Foresta sospesa , selva di imponenti tronchi trasformati in canali per lo scorrimento di flussi virtuali, fasci di luce azzurrognola che evocano la potenza vivifica dell’elemento naturale.

Acqua come linfa, come radice, ma anche come chioma agitata dal vento: quella dei Water Trees , fasci di rami apparentemente senza vita, in realtà animati dalla proiezione di uno scorrere impetuoso ma mai brutale, liberato grazie alla poesia di ogni possibile singulto violento. Acqua come sinonimo stesso dell’esistenza, incarnata nella passerella blu del Flusso della memoria , passerella sulla quale il passato scivola sensuale nel futuro