Arte su due ruote: il mito della moto in mostra a Lione

13 Aprile 2014


Siamo abituati a vederle ritratte, luccicanti nelle loro cromature perfette, sulle pagine delle riviste specializzate. Oppure, cavalcate da spericolati atleti della velocità, nei reportage che seguono le vicende dei vari campionati del mondo di specialità. Le abbiamo identificate come simbolo di disperata libertà grazie al cinema (ricordate Easy Rider ?) e poi ancora caricate di un significato erotico legato all’immaginario di un machismo a volte un po’ stucchevole.

Le motociclette fanno parte, a diverso titolo, del nostro immaginario collettivo. Al quale attinge a piene mani l’eccentrica ed eretica mostra in scena fino al 20 aprile al MAC di Lione, tra i musei d’arte contemporanea più importanti di Francia. Dove sono più di quaranta gli artisti raccolti dallo scrittore Paul Ardenne per raccontare la due ruote in modo assolutamente fuori dagli schemi, partendo dal crudo dato tecnico e meccanico per perdersi con piacere in un universo iconico ricco di suggestioni.

Non mancano lavori più didascalici, passando dalle spettacolari fotografie di officine di Tuomo Manninen alle stampe vettoriali di Alex Bublex, veri e propri ritratti hi-tech di moto d’autore. Ma si passa ben presto a sublimare il tutto e trasporlo nel campo di un ideale che fa della moto – oggi come sempre – simbolo di una fuga dal reale, mezzo per tendere ad una libertà forse impossibile. Da qui, dunque, le corse di Clayton Burkhart: nel suo video il mito di Orfeo ed Euridice rivive in una spericolata corsa notturna per le strade di New York.

Jeremy Deller si conferma ironico lettore del nostro tempo presentando insieme ad Alan Kane un side-car funebre per impenitenti centauri; Laurent Faulon si sporca le mani con la materia in senso più che mai letterale: le sue vetture rivestite di grasso lubrificante creano un cortocircuito affascinante tra ciò che è dentro il motore e ciò che invece è all’esterno. Non solo moto, ovviamente, ma anche accessori: Lionel Scoccimaro e Mélodie Mousset giocano con i caschi, là dove Michaela Spiegel cuce i suoi messaggi sulla schiena delle giacche da biker.

[nella foto: Shaun Gladwell, Approach to Mundi Mundi, 2007 / Courtesy l’artista e Anna Schwartz Gallery, Sydney]