Il Rinascimento di Dosso Dossi in mostra a Trento

25 luglio 2014


Ci ha messo quasi cinquecento anni ma, come tutti, è tornato sul del delitto. Nelle stesse sale che l’hanno visto al lavoro insieme al fratello Battista, impegnato sui ponteggi che hanno seguito la stesura di un ciclo di affreschi di rara bellezza. Dosso Dossi ripercorre idealmente le sale del Castello del Buonconsiglio di Trento: le sue opere, in mostra fino al 2 novembre, si specchiano nelle straordinarie decorazioni con cui lui stesso ha portato, nel profondo nord, la luce del Rinascimento.

Quello placido e giocoso della corte estense e di quella gonzaghesca, delle città ideali di Ferrara e Mantova: dove Dosso si è formato ed è cresciuto, imponendosi come una delle voci più originali del Cinquecento italiano. Superando le teorie armoniche dei circoli umanistici e tendendo semmai ad una teatralità, a una resa plastica di ispirazione michelangiolesca, che nel suo eclettismo anticipa la grande stagione del Manierismo.

Nell’Allegoria mitologica  in prestito dalla Galleria Borghese di Roma (nella foto) si legge in modo evidente il richiamo a Giorgione, così come nei panneggi morbidi e voluminosi del Giove pittore di farfalle  in arrivo da Cracovia emerge, chiarissimo, il debito nei confronti di Tiziano. Modelli assoluti, cui i fratelli Dossi guardano con devozione ma senza sudditanza psicologica, esprimendo un linguaggio di grande maturità.

Buona parte dei capolavori esposti a Trento provengono dalle ricchissime collezioni degli Uffizi, per un progetto che si inserisce nel programma di mostre che vede il museo fiorentino portare alcuni tra i suoi tesori, in via temporanea, là dove sono stati dipinti. Ricucendo rapporti interrotti da secoli, nella magia di incontri che sanno restituire il genius loci  sotteso al lavoro dei più grandi artisti del nostro passato.


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