Fringe Festival: a Edimburgo ovunque è teatro

8 Agosto 2014


C’era una volta una rigorosa rassegna di arti performative, dal taglio squisitamente accademico, dunque preclusa per definizione a quanti cantano fuori dal coro. Nasce nel 1947, come reazione all’Edinburgh International Festival, il mitico Fringe: si rinnova fino al 25 agosto l’appuntamento che trasforma la capitale scozzese in punto di riferimento per attori, musicisti, cabarettisti, scrittori che scelgono di esplorare in modo libero le più diverse forme della creatività.

Oltre duecento location sparse per il centro della città, tra teatri e spazi non convenzionali; centinaia di artisti e un pubblico atteso stimato in 40mila unità: sono numeri importanti quelli di una rassegna che vale come vetrina per giovani talenti e artisti affermati. E che per questa edizione sembra strizzare un occhio di riguardo, in modo inedito, al mondo del piccolo schermo. Con diversi incontri che omaggiano i successi delle ultime stagioni televisive.

Tra gli ospiti più attesi ecco allora George R.R. Martin, il prolifico scrittore – e ora anche attento sceneggiatore – che ha innescato il fenomeno Game of Thrones , lanciando l’omonimo romanzo e occupandosi della sua traduzione in formato serial; ed ecco il camaleontico Miles Allen mettere in scena nel tempo record di sessanta minuti – e per di più in completa solitudine! – le sei stagioni di Breaking Bad .

Non mancano in agenda le opere più impegnative, partendo dall’Amleto “partecipativo” di Nassim Soleimanpour (niente attori sul palco: è il pubblico a prendere il sopravvento) e arrivando al monologo con cui Terry Jastrow ripercorre l’esperienza di Jane Fonda come attivista per i diritti civili. Al teatro vero e proprio si affiancano, oltre alla musica, le più interessanti esperienze di danza contemporanea: fari puntati su Mark Baldwin, e il suo incrocio tra tradizioni africane e balletto moderno.