Off Site Art a L’Aquila. Ecco le prime opere

27 agosto 2014


È stato lanciato nei mesi scorsi, progetto con la mente a New York e il cuore saldamente ancorato all’Abruzzo. E ora è entrato nel vivo, con lo svelamento dei primi risultati concreti – le prime opere cui si è affidato il compito di accompagnare con delicatezza e poesia la rinascita dell’Aquila. Città simbolo della fragilità del patrimonio culturale italiano, dei meccanismi farraginosi che spesso zavorrano le grandi opere. Ma, soprattutto, icona positiva della capacità del Paese di reagire.

Trovano compimento in questi giorni gli interventi dei primi tra i diciannove artisti che si sono cimentati in Off Site Art , programma che la onlus newyorchese Art Bridge ha elaborato per trasformare il centro storico dell’Aquila – la Zona Rossa ferita in modo devastante dal sisma del 2007 – in una temporanea galleria a cielo aperto. Arte nelle strade e nelle piazze, ad accompagnare l’evoluzione dei cantieri che intendono riportare la città al suo antico splendore.

Sono i ponteggi, i teli di protezione stesi a coprire le facciate degli edifici colpiti dal terremoto, ad accogliere le opere. Trasformandosi in inediti supporti per energiche azioni di arte pubblica, spunti di bellezza offerti a una comunità negli ultimi anni condannata al dramma dello sradicamento, allo spaesamento, all’incertezza. Il primo luogo ad essere interessato è piazza Regina Margherita, già abbellita da due… cantieri d’artista!

Usa solitamente il linguaggio della videoarte la piemontese Federica Peyrolo, che per L’Aquila crea e riproduce su un immenso telone una effimera scultura vivente: il corpo del performer è obnubilato da oggetti di risulta, stoviglie, drappi, piccoli arredi; caotica immagine che sembra esorcizzare il disordine post-sisma. E che fa da pendant alla natura morta metafisica di Carmen Mitrotta: sognante e straniante appunto gastronomico uscito dal ricettario di uno chef dell’assurdo.