I nudi estremi di Egon Schiele in mostra a Londra

12 gennaio 2015


London calling, anche se stavolta non si tratta dei Clash. Pur appartenendo a tutt’altro genere e periodo storico, anche i nudi di Egon Schiele mantengono intatta una forte carica liberatoria, che li rende ancora capaci di rappresentare una dichiarata ribellione alle convenzioni sociali. Quale la necessità di presentarsi, se non ben vestiti… almeno vestiti, ecco.

La mostra alla Courtauld Gallery di Londra, aperta al pubblico fino al prossimo 18 gennaio, già dal titolo definisce “radical” i ritratti e gli autoritratti di Egon Schiele, artista austriaco tra i protagonisti della Secessione viennese di inizio Novecento. Se il nudo è un genere ricorrente nell’arte di ogni epoca, al pupillo di Gustav Klimt va riconosciuta un’originale espressività. Immediata, nel senso che è priva di qualsivoglia mediazione, cosicché le opere in mostra vanno annoverate tra le più “decise rappresentazioni della figura umana in epoca moderna”.

In una breve quanto folgorante carriera, Egon Schiele sviluppa le potenzialità del disegno in tutta la sua forza grafica, infierendo sulle sue figure – se stesso in primis – con tratti marcati e una cromia audace. Siamo ben lontani, anzi volutamente agli antipodi, dalle velature luminescenti del nudo di ispirazione rinascimentale. Perché i corpi di Egon Schiele si mostrano, senza però riuscire a mettersi in posa, e il pittore mette a nudo una totalità che non risparmia gli attributi sessuali, primari o secondari che siano.

Negli anni in cui le rivelazioni di Sigmund Freud sulla nostra vita inconscia vanno insinuandosi nel cuore stesso dell’impero austriaco, Schiele rappresenta visivamente la medesima de-costruzione dell’essere umano.
Il cui dissidio interiore, l’incessante battaglia tra gli impulsi di Eros e Thanatos, colpiscono il soggetto con tale violenza – grafica – da fargli assumere pose contorte e colori cerei. O, al contrario, lasciarlo inerme sulla carta da disegno, in un molle abbandono che testimonia fatiche indicibili attraverso un impudico, ben poco eroico rossore.