Pittori e star di Hollywood: le celebrità viste da Nickolas Muray

13 gennaio 2015


Ungherese di nascita, a soli ventun’anni il giovane Miklós Murai decide di amigrare negli Stati Uniti. Nell’agosto del 1913 sbarca a Ellis Island, portando con sé venticinque dollari, un vocabolario inglese di una cinquantina di parole e, soprattutto, la ferma convinzione che “sarebbe diventato qualcuno”, come si usa dire.
Così è stato: è diventato Nickolas Muray, colui che tra il 1920 e gli anni Quaranta è riuscito a fotografare stelle del cinema, scrittori e politici, artisti e ballerini conosciuti a livello internazionale, accrescendone la popolarità con i suoi iconici ritratti. La mostra Nickolas Murray – Celebrity Portraits, in corso al Palazzo Ducale di Genova, offre un’occasione imperdibile per esplorare l’excursus artistico del fotografo nella sua quarantennale estensione.

Tutto ha inizio nei primi anni Venti, quando la prestigiosa rivista Harper Bazaar offre a Muray il primo incarico. A questo seguiranno gli shooting per Vanity Fair, che nel 1926 manda il fotografo in Europa per ritrarre le massime personalità sulla scena culturale e artistica del Vecchio Continente. Gli Stati Uniti imparano così a ri-conoscere i volti di Jean Cocteau, Claude Monet, George Bernard Shaw e H.G. Wells attraverso le inquadrature di Muray.
Tanti e tali sono i suoi lavori che, già nel 1930, campeggiano tra le pagine di tutti i più noti magazine statunitensi. A fare di Muray un maestro è, oltre alla sensibilità artistica, la particolare tecnica di stampa carbro, appresa a Berlino mentre studiava fotoincisione e messa a punto negli anni: grazie all’impiego dei pigmenti di colore al carbone, le fotografie di Muray fanno sfoggio di cromie vivide, assolutamente inedite per la stampa dell’epoca. Esattamente quello di cui aveva bisogno il nascente consumismo statunitense: la novità. A tal proposito, un giornalista ha osservato a posteriori: “Per gli standard dell’epoca, le donne delle sue foto erano più belle di quelle reali, le sue tavole imbandite più scintillanti, le sue pietanze più prelibate, i suoi atleti americani più solidi e scolpiti di quanto qualsiasi essere umano potrebbe sperare di essere”.

Originale è anche la capacità del fotografo di immortalare volti già noti in pose iconiche. Come ha dichiarato lo stesso Muray, la fotografia per lui non è mai stata solo una professione, “ma anche un contatto tra le persone a comprendere la natura umana e registrare, se possibile, il meglio di ogni individuo”.
Alcuni rapporti, intrattenuti da Muray con insospettabili personalità, andranno ben oltre le sedute fotografiche. Le testimonianze storiche fanno sospettare, per esempio, che Marilin Monroe fu legata al fotografo da un’amicizia intima, come lasciano intuire le pose complici di molti ritratti dell’attrice firmati da Muray.

Anni dopo la sua morte, nel 1965, è emersa però un’autentica storia d’amore tra il fotografo e la pittrice Frida Kahlo, incontrata fortuitamente nel maggio del 1931 durante un viaggio a Città del Messico. È l’inizio di una relazione, discreta ma appassionata come poche, che durerà per dieci anni. Nell’estate del 1941, Muray ritrae forse l’ultimo momento di intimità con la pittrice, che nel frattempo ha raggiunto la maturità artistica. Un autoritratto mostra i due amanti nello studio di Frida, circondati da un universo di oggetti che da solo basta a raccontare la vita di lei. Eppure, anche in questa foto Nick non ha occhi che per il suo più grande amore.