Sulle strade degli Stati Uniti. Con Wim Wenders

15 gennaio 2015


Già conosciuto per le sue opere cinematografiche, che gli hanno fatto guadagnare un ruolo primario nel Nuovo Cinema Tedesco, Wim Wenders è anche un sensibile fotografo. Un’ottima occasione per scoprire questo suo talento è la mostra Wim Wenders. America, che domani aprirà i battenti a Villa Panza, sede a Varese dell’omonima collezione di arte contemporanea.
Nella storica villa in cui il Conte Giuseppe Panza di Biumo ha raccolto opere e installazioni dei più famosi minimalisti statunitensi, da James Turrell a Dan Flavin, saranno esposte fino al 29 marzo una serie di trentaquattro fotografie, realizzate da Wim Wenders tra la fine degli anni Settanta e il 2003.

Proprio gli Stati Uniti, tanto cari al collezionista varesino, sono il soggetto scelto dal regista e fotografo per i suoi scatti. Un continente che non a caso ha dato vita alla Minimal Art, e alla Landscape Art poi: circondati da vasti paesaggi e opere architettoniche altrettanto monumentali, gli artisti americani sembrano quasi portati naturalmente a condurre ricerche sulla qualità di spazio e luce.

“I paesaggi danno forme alle nostre vite, formano il nostro carattere, definiscono la nostra condizione umana e se sei attento acuisci la tua sensibilità nei loro confronti”, chiosa a tal proposito lo stesso Wim Wenders. Le cui opere, mentre documentano i più disparati angoli dell’America, sembrano appunto tese a cogliere l’immesità della natura, la potenza della luce. Anche il suo occhio, seppure squisitamente europeo, all’incontro con la cultura americana non può che registrarne le caratteristiche più peculiari.

Ci sono poì scatti, tra quelli in mostra, capaci di aggiungere la dimensione del tempo all’indagine degli spazi. Fotografie come Western World Development, Near Four Corners, 1986, allo stesso tempo racconto e omaggio all’artista Edward Hopper. Da regista autorevole qual è, Wim Wenders considera l’immagine come sede di una o molteplici storie, depositaria di un valore narrativo anche quando è statica.
Il percorso espositivo si chiude quindi con una storia contemporanea, il dramma collettivo che ha colpito le Torri Gemelle – e tutto il mondo occidentale – in quel fatidico 11 settembre del 2001: a quel momento riporta l’opera in cinque “atti” Ground Zero.