Björk: la fine di un amore, la nascita di Vulnicura

9 febbraio 2015

Björk, album Vulnicura

Uscito con ampio anticipo sui tempi annunciati – ma sempre troppo tardi, rispetto alla pubblicazione non autorizzata dell’intero album online – Vulnicura ha catturato l’attenzione di pubblico e critica anche per altre ragioni. Per l’indiscusso merito artistico dell’album, che segna il ritorno di Björk in studio di registrazione a distanza di quattro anni da Biophilia, pubblicato nel 2011. Soprattutto, perché è raro che un artista offra uno spaccato così profondo, e sincero, della propria vita sentimentale.

In un post su Facebook, l’eclettica islandese ha voluto raccontare in prima persona la nascita dell’album, avvenuta praticamente a cavallo della rottura con l’artista statunitense Matthew Barney, a cui Björk era legata da tempo e dal quale ha avuto nel 2002 anche una figlia, Isadora Bjarkardóttir Barney. L’artista stessa ha definito Vulnicuraa complete heartbreak album”, ovvero un disco totalmente incentrato su un cuore infranto.

Resasi conto che l’album raccoglieva canzoni composte prima e – soprattutto – dopo la fine della relazione, inizialmente Björk ha temuto si trattasse di un lavoro troppo intimo. Con tutti i rischi dell’autoindulgenza, cui può cedere anche un artista – essere umano al pari di tutti – nei confronti di un’opera autobiografica. In un secondo momento, ha preso il sopravvento “la Björk antropologa”, ovvero quella parte della cantautrice che non solo ha documentato la sua storia attraverso l’intera “cronologia emotiva”, per quanto sofferta, ma ha giustamente pensato che l’album potesse aiutare altri a superare momenti analoghi.

Vulnicura, insomma, è la stampella morale offerta da Björk ai cuori infranti nel mondo, presenti e futuri. E la prova – assicura ancora l’artista – dell’intrinseca biologia di questo processo: la ferita inferta dalla separazione, ma anche la sua guarigione.
Per chi ancora non fosse convinto che c’è una via d’uscita alle pene d’amore, raccomandiamo in particolare l’ascolto di Atom Dance: c’è forse rimedio migliore alla paura del futuro, dell’invito a “danzare incontro alla trasformazione”? Parola – e voce – di Björk.