Moda e cinema. Un connubio che fa storia

13 marzo 2015

Marie Antoniette, regia di Sophia Coppola. Costumi: Milena Canonero

Il legame, quasi simbiotico, tra moda e cinema affonda le sue radici nella storia stessa della settima arte. La mostra ospitata a Roma nel sontuoso contesto di Palazzo Braschi celebra l’apporto delle maestranze italiane allo sviluppo della cinematografia. Dall’epoca del muto alla contemporaneità da Oscar, sono innumerevoli i nomi dei costumisti cha hanno fatto scuola, trasformando la lezione italiana in un punto di riferimento internazionale.

I vestiti dei sogni. La scuola dei costumisti italiani per il cinema, curata da Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna, propone un focus cronologico lungo un secolo sulle tappe raggiunte dai costumisti italiani all’interno della produzione cinematografica mondiale e, al contempo, un recupero dell’operato del costumista nell’ambito di pellicole ormai celebri.

Oltre cento abiti originali, numerosi bozzetti e svariati strumenti del mestiere rinnovano la relazione tra il lavoro dell’artigiano e l’esito del film, senza dimenticare le case di moda responsabili dell’effettiva realizzazione dei costumi.
Da Piero Tosi, Danilo Donati e Gianna Gissi, costumisti per Vittorio De Sica, Federico Fellini, Pier Paolo Pasolini e Mario Monicelli, fino a Milena Canonero, vincitrice di quattro Oscar – il più recente per Grand Budapest Hotel: l’artigianato italiano si distingue per l’eccellenza dei suoi risultati. Cui concorrono, fra gli altri, sartorie quali Tirelli costumi, Maison Gattinoni e Farani.

Durante il percorso espositivo, il dialogo tra moda e cinema si apre a un terzo interlocutore, l’arte visiva. Alcuni dei costumi in mostra vengono infatti associati alle opere della collezione permanente di Palazzo Braschi, in uno scambio costante tra discipline che parlano la stessa lingua.