A Padova, la guerra in uno scatto

19 marzo 2015

Gabriele Basilico, Beirut, 1991. Stampa ai pigmenti puri, 100 x 127 cm. Milano, Studio Gabriele Basilico

Una mostra a Padova, curata da Walter Guadagnini e aperta fino al 31 maggio, si snoda attraverso le dieci sale del centralissimo Palazzo del Monte di Pietà seguendo un percorso che unisce all’approfondimento sul tema della guerra un’organizzazione cronologica.
Realizzata con il sostegno della Fondazione Cariparo, l’esposizione Questa è guerra! punta sullo strumento fotografico – al contempo veritiero e parziale – come mezzo per narrare, senza pretesa di esaustività, l’andamento dei principali conflitti mondiali.

Dalla Grande Guerra in avanti, la fotografia diventa in effetti l’espediente ideale per descrivere lo scontro sul campo. Puntato dai soldati prima e poi sfruttato dai reporter al seguito delle truppe, l’obiettivo è il comprimario essenziale di tutti gli scatti esposti.
Dalle rilevazioni aeree del Capitano Natale Palli alle storie degli esseri umani, coinvolti nella Guerra Civile spagnola, nel secondo conflitto mondiale, in Vietnam e poi in Algeria, immortalati dai celebri Robert Capa, August Sander, Margaret Bourke-White e Henri Cartier-Bresson: prima ancora di raccontare i singoli conflitti, la fotografia rispecchia l’evoluzione del modo di intendere e raccontare la guerra in generale.

La riflessione giunge fino ai giorni nostri, con la testimonianza dei conflitti che insaguinano la contemporaneità. Nonostante siano sempre meno identificabili, rendendo evanescente la distinzione tra vero e presunto. L’Afghanistan ricostruito in studio da Paolo Ventura e il famoso scatto di Pete Souza, che ritrae Obama in compagnia del suo staff, con il volto rivolto allo schermo durante la cattura di Bin Laden, sono emblematici di un sottile confine tra propaganda e verità che guerra e fotografia ben esemplificano.

[Immagine d’apertura: Gabriele Basilico, Beirut, 1991. Stampa ai pigmenti puri, 100 x 127 cm. Milano, Studio Gabriele Basilico]