Raffaello e la Madonna del Divino Amore. Per la prima volta a Torino

17 marzo 2015

Raffaello Sanzio, Madonna del Divino Amore, circa 1516

Da oggi, martedì 17 marzo, e fino al 28 giugno, gli appassionati d’arte moderna avranno un’occasione in più per visitare la capitale sabauda. Per più di tre mesi, la Pinacoteca ai piani alti del famoso Lingotto torinese ospiterà la Madonna del Divino Amore. La magnifica tela è stata finalmente – e definitivamente! – attribuita al suo legittimo autore, nientemeno che Raffaello Sanzio, dopo una lunga sessione di indagini sfociate in un meticoloso restauro.

La mostra allestita in Piemonte – con la Soprintendenza speciale per il Polo Museale della città di Napoli e della Reggia di Caserta – vuole testimoniare gli esiti di un’intensa attività di studio che ha impegnato gli esperti della pittura di Raffaello nel corso degli ultimi anni, trovando eco nelle recenti esposizioni internazionali dedicate all’artista.
L’assidua campagna di restauro attuata sul dipinto presentato a Torino, infatti, ha portato al culmine la ricerca sullo stile raffaellesco in generale, e su questo capolavoro in particolare.

Grazie all’intervento di restauro concluso nel 2012, la Madonna del Divino Amore, conservata presso la collezione del Museo nazionale di Capodimonte, ha rivelato una struttura compositiva così elaborata da dissipare i dubbi rimasti sull’attribuzione dell’opera. L’esistenza di un elaborato disegno preparatorio e l’individuazione di ripensamenti ascrivibili alla mano di Raffaello hanno agevolato la pulitura dell’opera da strati di colore successivi, riportandola alle splendide cromie originarie e consentendo di anticipare l’ipotesi di datazione al 1516.

L’allestimento pensato per la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, curato da Marco Palmieri, vuole rispettare l’atmosfera raccolta emanata dal dipinto. L’opera è infatti collocata al termine di un lungo corridoio che conduce da un unico accesso luminoso allo spazio in penombra dove è ospitata la Madonna del Divino Amore.
L’ambiente a dodecagono, figura geometrica cara a Raffello, è reso ovattato dalla moquette che attutisce i passi e guida verso la splendida tavola, esposta senza cornice, in una nicchia, con un unico basamento che la distanzia da terra, ricreando così la sacralità di un altare.