Storia dell’arte e fotografia in Italia: via al dibattito

4 marzo 2015

Francesco Jodice, Capri, The Diefenbach Chronicles, #003, 2013

Tutto un giorno per ragionare sul modo in cui la fotografia ha influenzato la storia dell’arte e, viceversa, su quanto lo studio dell’arte ha contribuito nella scelta di soggetti, stile e tecnica da parte dei fotografi. Con un occhio di riguardo per relazioni e influenze che hanno avuto luogo in Italia, tra le due discipline. È questo il tema del convegno Storia della Fotografia e Storia dell’Arte in Italia, a cura di Lindsay Harris, che si tiene il 5 marzo – a partire dalle ore 10 – presso l’American Academy in Rome.
Studiosi autorevoli come Monika Faber (Photoinstitut Bonartes, Vienna) o David Forgacs (New York University) si confronteranno nel corso della giornata con artisti visivi, quale per esempio Francesco Jodice.

Perché, come già scriveva André Malraux nel 1949, la storia dell’arte è ormai la storia di ciò che può essere fotografato. Ad esempio, lo studio sulla scultura romana condotto da Heinrich Wöfflin nel secondo Ottocento, basato sull’uso della cosiddetta “lanterna magica” (la proiezione di fotografie delle opere impresse in positivo su lastre di vetro), diede inizio al processo di analisi comparativa. Bernard Berenson, ancora, ricorse alle fotografie per condurre la sua ricerca e oggettivare le sue attribuzioni di dipinti del Rinascimento italiano.
D’altro canto, il patrimonio artistico italiano ha offerto ai fotografi soggetti a dir poco unici. Solo per citare due estremi cronologici di una lunga storia – dell’arte e della foografia, appunto – si pensi alle sculture di Michelangelo fotografate dai fratelli Alinari e all’interpretazione che Luigi Ghirri ha dato dello studio e delle nature morte del pittore Giorgio Morandi.

[Immagine d’apertura: Francesco Jodice, Capri, The Diefenbach Chronicles, #003, 2013]