Il Falso da museo, a Biella

8 settembre 2015

Museo-del-Falso-Verrone

L’inganno non è, in fondo, che l’altra faccia della medaglia di una caratteristica tipicamente umana: l’inventiva, la capacità di pensare qualcosa che nella realtà non esiste, o almeno non ancora. Se sogni e immaginazione sono viste nella loro accezione positiva, ecco che l’illusione e la falsità sono invece un “abuso di creatività” condannato da tutte le strutture sociali.

Eppure, l’uomo talvolta è riuscito a cambiare il corso della storia, proprio ricorrendo al falso. Il Museo del Falso di Verrone, in provincia di Biella, non mostra però oggetti contraffatti: mediante un allestimento coinvolgente e che punta alla spettacolarità, insinua in realtà l’urgenza di riflettere su quante menzogne e inganni siamo tuttora circondati. Soprattutto, dimostra come sia necessario imparare a riconoscere il falso; perché tanta parte ha svolto nello sviluppo dell’umanità e, oggi più che mai, è importante considerarlo come un fattore critico e onnipresente.

Se oggi le cosidette “bufale” sono all’ordine del giorno, complici i nuovi media su cui chiunque può raccontare e testimoniare la propria esperienza (anche se di fantasia), ci basta fare un solo esempio per renderci subito conto di quanta ragione abbiano i curatori del Museo, nel parlare dell’inganno come connaturato all’umanità e rilevante per il suo stesso corso. Ricordiamo infatti che la Donazione di Costantino, documento sul quale la Chiesa ha basato la creazione di uno Stato temporale, è considerata un falso almeno dal Cinquecento. Questo, però, non ha impedito al “documento” di divenire una realtà.

Oltre che narrare e informare, raccontando fatti storici e aneddoti (come il ritrovamento delle false teste di Modigliani), il Museo ha un ruolo propedeutico: invece di offrire risposte, pone interrogativi e spinge ciascun visitatore a formarsi una propria visione critica dei fatti.
Insomma, se è vero che l’uomo non può fare a meno di immaginare e spingersi con la fantasia oltre la realtà, l’augurio è che possa imparare a fantasticare “bene”; per dimostrare di essere fatto della stessa sostanza dei sogni, ma non delle illusioni.