Vanità in mostra, a Torino

5 gennaio 2016


È un tema secolare, che ha appassionato intere generazioni creative. In equilibrio su un confine sottile, al limite tra religione e laicità, l’archetipo della Vanitas ha fatto il suo ingresso nella storia dell’arte durante il tormentato Seicento, in risposta all’avvicendarsi di guerre ed epidemie. Un monito alla caducità dell’esistenza che, nel corso del tempo, ha trovato nell’assonante Vanità il proprio opposto e complemento.

Fino al 28 febbraio 2016, il Museo Ettore Fico di Torino accoglie un’imperdibile esposizione incentrata sul potere di un binomio resistente alle epoche, ben esplicitato nel titolo della rassegna, Vanità/Vanitas. Attraverso un innovativo percorso, l’istituzione torinese offre al pubblico una vera e propria galleria di oltre cinquanta capolavori realizzati dai grandi maestri dell’arte tra la fine del Cinquecento e il Settecento e ispirati all’essenza effimera delle vanità umane.

L’eccezionale nucleo di opere storiche – tra cui spiccano i dipinti di Baschenis, Solimena, Murillo e Cagnacci – entra in dialogo con una ricca serie di opere firmate da artisti contemporanei e provenienti dalla donazione di Renato Alpegiani, che quest’anno ha arricchito le collezioni permanenti del museo piemontese. Carol Rama, Danh Vo, Thomas Saraceno, Santiago Sierra e Maria Lai sono soltanto alcuni dei trentasei artisti presenti in mostra con installazioni, fotografie, dipinti e sculture dedicati alla misteriosa linea d’ombra che separa la vita dalla morte.

Il fil rouge che collega l’arte antica a quella più attuale resta indelebile per tutto l’arco dell’esposizione, creando una trama di interessanti rimandi tra nature morte barocche e sperimentazioni contemporanee e regalando al pubblico una panoramica sulle varie sfumature dell’animo umano di fronte alla transitorietà dell’esistenza.

[Immagine in apertura: Rä di Martino, Untitled (Marilyn), 2004-12, MEF, Torino. Donazione Renato Alpegiani]