Il futuro? È già qui. In mostra a Milano

27 marzo 2016


Il futuro è un terreno di riflessione sempre più battuto, specialmente in un’epoca controversa e instabile come quella attuale. Fino al 29 maggio, il Palazzo Reale di Milano ospita 2050. Breve storia del futuro, la rassegna incentrata sulle visioni del domani fornite da 46 artisti contemporanei provenienti da ogni parte del mondo.

Curata da Pierre-Yves Desaive e Jennifer Beauloye, l’esposizione riunisce 50 opere, che racchiudono differenti letture del futuro sulla base del presente e delle sue problematiche. Il fil rouge da cui la mostra prende ispirazione è l’omonimo saggio Breve storia del futuro, scritto dall’economista e giornalista Jacques Attali nel 2006 e rieditato nel 2016, alla luce dei nuovi scenari globali.

Inserita nell’ambito di Ritorni al futuro – il palinsesto di iniziative per la primavera 2016 messo a punto dalla città di Milano – la rassegna è suddivisa in otto sezioni tematiche, liberamente ispirate agli interrogativi posti da Attali.
Dal fermento degli anni Ottanta tra Los Angeles e la Silicon Valley, evocato dalle opere di Chris Burden e Charles Csuri, la storia assume tinte fosche, con gli attentati dell’11 settembre e le loro terribili conseguenze politiche, presenti nei lavori di Sugimoto e Hatoum.

Disuguaglianze, sovrappopolazione, sovraconsumo, sfruttamento delle risorse naturali e inquinamento sono solo alcune caratteristiche dell’“iperimpero” e dell’“iperconflitto” descritti da Attali, restituiti dalle opere di Opalka, On Kawara o Stelarc. Tuttavia, a fianco di questa visione catastrofica resta spazio per un barlume di speranza, ben espressa dall’idea di “iperdemocrazia” auspicata anche da artisti come Gonçalo Mabunda e dal progetto Little Sun.