Da Lotto a Caravaggio: la storia dell’arte secondo Longhi

9 aprile 2016

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Con un nucleo portante che comprende una cinquantina di dipinti appartenuti a Roberto Longhi – interprete chiave della storia dell’arte del XX secolo, scomparso nel 1970 – la mostra Da Lotto a Caravaggio. La collezione e le ricerche di Roberto Longhi intende ricostruire l’originalità del pensiero dello studioso e avvicinarlo, ulteriormente, al pubblico.

Artefice della riscoperta del filone naturalistico e della figura di Caravaggio – quasi dimenticato dalla storiografia ottocentesca – Longhi accompagna simbolicamente i visitatori lungo tutto il percorso espositivo.
Con il suo sguardo di conoscitore e animato dalla sincera passione del collezionista, diviene una sorta di “guida” nel suggestivo allestimento sviluppato secondo un criterio cronologico.

Dopo un avvio affidato ad opere realizzate a partire dal Cinquecento dall’Officina ferrarese, si prosegue con le produzioni di Lorenzo Lotto, del Manierismo e della Scuola Veneta. L’area prediletta da Longhi, ovvero quella in cui operarono Caravaggio, i suoi predecessori e i seguaci, anticipa i dipinti dello spagnolo Jusepe de Ribera, affiancati da testimonianze della ritrattistica del tardo Seicento, cui spetta la chiusura della mostra.

Aperta fino al 24 luglio 2016, la rassegna è quindi l’occasione per apprezzare, eccezionalmente riunite, opere di Lotto, Caravaggio e Ribera, accostate a dipinti di Dosso Dossi, Amico Aspertini, El Greco, Lambert Sustris, Romanino, Saraceni, Borgianni, Fetti, Battistello Caracciolo, Valentin de Boulogne, Stom, Van Honthorst, Lanfranco, Mattia Preti, il Morazzone e il Cerano, presente con la Deposizione di Cristo proveniente dal locale Museo Civico.

Curata da Mina Gregori e da Maria Cristina Bandera, oltre ad attingere alla collezione Longhi, il variegato progetto espositivo è stato reso possibile anche da alcuni importanti prestiti.

[Immagine in apertura: Giovanni Lanfranco, Davide con la testa di Golia, 1617 circa.
Olio su tela, Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi, Firenze]


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