Il bianco e il nero. Nella fotografia di Mario Giacomelli

24 aprile 2016

Mario Giacomelli, Marche 1964-1974

Nel linguaggio comune, si dice “fotografare la realtà” per indicare una rappresentazione particolarmente oggettiva di un dato contesto. A pensarci bene, però, resta sempre un margine interpretativo di quella stessa realtà: cosa, quale aspetto si vuole sottolineare? Il particolare o la panoramica, un’azione nell’atto del suo compiersi o la situazione in una fase di stasi?

Per Mario Giacomelli, non ci sono dubbi che tengano: il suo utilizzo insistito del contrasto nell’immagine fotografica – rigorosamente in bianco e nero – va ben oltre una questione stilistica, per diventare un vero e proprio metodo di osservazione.
Nella mostra monografica Mario Giacomelli – La figura nera aspetta il bianco, in corso al Museo di Roma – Palazzo Braschi fino al prossimo 29 maggio, le 200 fotografie esposte variano tanto nel soggetto quanto resta salda la volontà dell’autore di “eliminare il superfluo”.

I paesaggi marchigiani, per esempio, perdono la delicatezza del lento digradare delle colline nelle valli, a tutto favore dei solchi incisi nella terra lavorata dall’aratro; un segno lasciato dall’uomo sull’ambiente che, grazie alle immagini di Giacomelli, trasmette la durezza dell’impresa, di quella vita contadina che siamo spesso tentati di idealizzare.

Idealizzata è sicuramente anche la realtà negli scatti dell’autore in mostra a Roma. Non si tratta mai, però, di una scena a cui è stato aggiunto qualcosa – per abbellirla, per renderla più coerente alle aspettative del fotografo e del suo pubblico; piuttosto, “bruciando” il dettaglio e lasciando emergere grandi campiture e segni, dove il bianco e il nero si alternano senza gradazioni intermedie, al soggetto viene sottratto qualcosa. Per lasciarne un’essenza fatta di contrasti, appunto, di valori assoluti e come tali irriducibili ulteriormente.