La storia del punk, custodita a Venezia

24 maggio 2016

Shane MacGowan, editor del magazine punk rock Bondage

C’è a Venezia un museo pensato per musicofili: estimatori dell’opera e della musica classica in generale? Macché, non è difficile immaginare che, a visitare questa istituzione, sia un pubblico che predilige “creste” colorate, skinny jeans e non disdegna bracciali borchiati.
La città lagunare custodisce infatti tutto il materiale relativo al punk che va dal 1976 alla fine del 1979. Si tratta della collezione privata del Venice Punk Museum che, in quanto a numeri e a qualità dei pezzi, non ha nulla da invidiare a città storiche per il genere, come Londra e Berlino.

Questo appartamento veneziano contiene nelle sue stanze (anche in bagno) – tutte visitabili su appuntamento – più di 7500 dischi, oltre 9mila poster e flyer, 10mila riviste; uno sterminato archivio di articoli rarissimi e pezzi unici. Come, ad esempio, il poster realizzato a mano per il primo concerto dei Joy Division, e poi il master tape e l’artwork originale della copertina di Rocket to Russia dei Ramones, con il logo di Arturo Vega, e l’intera collezione di magliette del ’76 di Vivienne Westwood. Ma non finisce qui, perché il “fondo” del Venice Punk Museum è in realtà una collezione in costante divenire, che si alimenta attraverso le aste presso case internazionali quali Sotheby’s e Christie’s. Il museo è anche un ottimo strumento di studio e conoscenza: richiama infatti non solo collezionisti, ma anche musicisti.

[Immagine in apertura: Il diciannovenne Shane MacGowan, editor del punk magazine Bondage, nel suo ufficio a St Andrews Chambers, Londra. Photo by Sydney O’Meara/Getty Images]